Text & the City

07/01/2009

Yellow Arrow è il progetto di Counts Media che fornisce agli utenti che vi partecipano gli strumenti per taggare gli spazi urbani attraverso frecce adesive gialle. Chi incontrerà questa freccia appicciata in qualche insolito angolo di una città, potrà utilizzare il codice identificativo stampato su di essa per ricevere sul proprio cellulare le annotazioni lasciate dai partecipanti al progetto. L’obbiettivo è quello di permettere alle persone di condividere con chi casualmente passerà di lì, le sensazioni, le storie e le riflessioni legate ai luoghi dove questi pensieri hanno preso vita.

Yellow Arrow è uno degli esempi più noti di locative media ovvero quelle esperienze mediali strettamente legate al territorio che, attraverso le tecnologie di comunicazione mobile e di geolocalizzazione, permettono di ri-locare in contesti spaziali stabiliti alcune dinamiche di relazione sociale tipiche del Web.
Le principali sperimentazioni legate ai locative media utilizzano gli strumenti di geotagging (aggiungere tag sensibili sul territorio) e quelli di geomapping (localizzare e tracciare luogi e oggetti attraverso i sistemi di GPS).
Quali sono gli scopi di queste sperimentazione?

Realtime on-site social networking: cioè spostare le dinamiche tipiche del Web sul territorio agevolando fenomeni di consultazione, coordinamento e suggerimento condiviso.

Improved reality: ovvero la possibilità di filtrare, modificare e annotare lo spazio condiviso alterandone l’esperienza di fruizione attraverso l’aggiunta di livelli informativi consultabili attraverso dispositivi mobili.

Come sottolinea Martijn de Waal non mancano elementi critici:

In this way, locative and mobile media promise to make the experience of the city more pleasant, more efficient, more exciting and more manageable. Yet there are also critics who point out that these exact developments endanger one of the central concepts in BLVD-urbanism: serendipity. Serendipity means that it is never completely predictable what or who you may encounter in the city, nor are these unexpected encounters avoidable. It is exactly these inevitable confrontations with unknown others, this experience of “social seams”, that are important: through these confrontations trust is built up, a community is forged, and (cultural) innovation is achieved. But when you start “searching” the city, rather than “browsing” around, this quality might get lost.

Il resto dell’interventodi de Waal si trova sul numero 21 di receiver, la rivista online di Vodofone, che dedica l’intero monografico alle prospettive della comunicazione mobile georeferenziata.

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