Yes We Pirate

07/07/2011

[Repost da Digital Piracy]
Quali sono le ragioni che spingono una persona a condividere un file piratato su una piattaforma di file sharing? Perché rippare un CD o un DVD, hackerare un software o un videogame e condividerlo con perfetti sconosciuti?

La domanda, che potrebbe sembrare di scarso rilievo, fornisce una serie di spunti utili per capire come affrontare la pirateria e le scelte di coloro che per primi mettono in circolazione contenuti sui circuiti P2P.

Su Quora è nato un thread proprio su questo argomento e fornisce alcune risposte interessanti.

John Clover, ricordando i suoi trascorsi nella pirateria software anni ’90, spiega come piratare contenuti e condividerli con altri fosse una questione di costruzione comunitaria: per appartenere a quel gruppo bisognava condividere file. Non solo, la community premiava il valore di ogni membro attivo del gruppo offrendo accessi speciali alla piattaforma. Il tempo perso nell’attività di hackering era ripagato attraverso un riconoscimento esplicito da parte del gruppo di appartenenza.
Come si comportano però gli uploader degli anni Duemila? A una prima occhiata sembra che, nonostante siano cambiate le tecnologie di condivisione, le motivazioni alla base degli atti di pirateria rimangano immutate. Chi investe il proprio tempo nell’infrangere protezioni anti-copia, convertire file e condividerli sulle piattaforme di file-sharing accumula un capitale di competenze di sicuro valore:

Crackers actually learn a lot along the way, being able to do something like transcoding video and even things like super-resolution compositing are kind of serious skills, niche as they are, that have the potential to serve the person well in their future. I learned a great deal of things when I was involved in the pirate community in the 90s, such as how to use Unix and its associated utilities, I got an understanding of the protocols involved and also learned about how data was stored in memory while programs were running etc…

Quindi la pirateria rivela un forte potenziale di reputation bulding che si basa sulla condivisione di una competenza e sull’esigenza o sulla volontà di autoformazione che viaggia sulle strade della reputation economy. Inoltre, le dinamiche di costruzione identitaria e di condivisione delle competenze si affinano sul terreno delle sfide dirette alla leadership delle dinamiche comunitarie.

Being the first to rip, crack and release a game garnered reputation for any given group. Many groups would rip and release a game which would be found to be not fully cracked or not fully functional, this often garnered negative reputation and created a second tier of groups which would then re-release and re-package the initially released game as fully functional. These second tier groups would often accumulate the infrastructure to become first tier groups in their own right.

In pura ottica hacker, i pirati sono spinti anche da un’urgenza conoscitiva e dalla voglia di risolvere problemi, di rendere le cose accessibili e realmente utili. Daniel Walker aggiunge:

There is a very real urge, in the soul of any geek, to take something, which someone else has obviously deliberately wrapped in semi-functional, broken stuff, extract the only part of it that is worthwhile and useful, and then throw the rest away.

Quindi, oltre alle questioni di puro ego booster, coloro che piratano contenuti e li rimettono in circolazione sulle reti P2P sono mossi dalla voglia e dalla necessità di eludere vincoli, strettoie e limitazioni che impongono modalità di fruizione reputate insoddisfacenti o escludono altri soggetti dalla possibilità di accedere ai contenuti.

That’s not to say that the primary motive isn’t theft. It’s just that the intellectual motive is probably the fact that manufacturers sell products that are kind-of-broken

E questo rende i pirati degli eroi, dei giustizieri della darknet che si battano per la libera circolazione dei contenuti e dei saperi. Lo spiega chiaramente Brian Dunlap:

Every time someone downloads a file they’ve provided, it’s reinforcement what they’re doing is welcome, appreciated and in demand; every time someone thanks them or defends what they’re doing, it’s reaffirmation; every time their efforts are hindered in some way by authorities, ISPs, copyright holders, they’re not only the victim, but there’s very personal offense taken and felt as it all risks cutting them off from this key social system they’ve committed themselves to

Quindi, stando alle opinion raccolte su Quora, i pirati, oltre a essere costantemente impegnati in un processo di creazione e affermazione del proprio status, avrebbero anche una coscienza etica che li spingerebbe ad agire anche in nome della community di cui fanno parte. Non solo, Matthew Samson sembra suggerire come alcuni publisher agiscano con il tentativo di “liberare” gli artisti dalle maglie delle industrie culturali:

Many pirates I know say they only pirate things where there are so many third parties that the original artist has essentially been ripped off (in the case of music, mainly).

Secondo una ricerca condotta dalla Università Carlos III di  Madrid esisterebbero due tipologie di BitTorrent publisher: i fake publisher dietro ai quali si celano oraganizzazioni per combattere la pirateria o utenti intenzionati a condividere file fittizi nel tentativo di proteggere i detentori dei diritti di sfruttamento di un prodotto, e un numero ristretto di top publisher che pubblicano in modo significativo contenuti su BitTorrent traendone un beneficio economico atraverso le inserzioni pubblicitarie.

If these users lose interest in this activity or are eliminated from the system, BitTorrent’s traffic will be drastically reduced.

Ma se volessimo identificare questi utenti e renderli inattivi escludendoli dai circuiti di file-sharing (ammesso che ci si reisca), le industrie e i prodotti culturali ne trarrebbero davvero beneficio?
Secondo Alec Austin autore del white paper How to Turn Pirates Into Loyalists esistono due principali motivi che spingono qualcuno a condividere contenuti mediali con altri soggetti:

The first is a desire to be part of a conversation or community that discusses and engages with the media in question.
The second motivation for sharing media is the desire to introduce others to a property you enjoy so you can
share your enjoyment with them

Secondo questa prospettiva, i top publisher diventerebbero dei veri e propri evangelisti, gli ambasciatori di un prodotto culturale, soprattutto nei territori esteri dove le limitazioni distributive impediscono la formazione di una community di fan appassionati e leali nei confronti del prodotto.

Also, when someone introduces their friends to a beloved media property and their friends enjoy it as
well, two things typically happen: a new connection between the tastemaker and their friends is established,
and the tastemaker gains a certain amount of respect and “social credit” for introducing them to something
good

La costruzione di una community intorno ad un prodotto culturale passa attraverso quel gruppo ristretto di taste maker che svolgono un ruolo cruciale nell’inseminare un trend di consumi e gusti.
Non sorprende quindi la crescita delle leaks premiere, cioè quei prodotti culturali – generalmente film, serie tv o album musicali – che ancora prima del loro lancio ufficiale sui canali distributivi legali appaiono sui circuiti P2P: la casistica è talmente vasta che il sospetto che si tratti di operazioni di marketing pilotate dalle industrie culturali si fa sempre più forte. A questo punto rimane ancora da chiedersi: chi sono gli uploaders?

[Repost da Digital Piracy]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: