Archive for the 'Uncategorized' Category

Yes We Pirate

07/07/2011

[Repost da Digital Piracy]
Quali sono le ragioni che spingono una persona a condividere un file piratato su una piattaforma di file sharing? Perché rippare un CD o un DVD, hackerare un software o un videogame e condividerlo con perfetti sconosciuti?

La domanda, che potrebbe sembrare di scarso rilievo, fornisce una serie di spunti utili per capire come affrontare la pirateria e le scelte di coloro che per primi mettono in circolazione contenuti sui circuiti P2P.

Su Quora è nato un thread proprio su questo argomento e fornisce alcune risposte interessanti. Leggi il seguito di questo post »

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Screen and The City

25/08/2010

555 Kubik è una video istallazione urbana ideata per la Galerie der Gegenwartper del museo Hamburger Kunsthalle di Amburgo.

Il progetto è stato ideato da Urban Screen:

URBAN SCREENS a project by Urban Media Research Berlin, investigates how the currently commercial use of outdoor screens and related infrastructure for digital moving images in urban space can be broadened with cultural content. We address cultural fields as digital media culture, urbanism, architecture and art. We want to network and sensitise all engaged parties for the possibilities of using the digital infrastructure for contributing to a lively urban society, binding the screens more to the communal context of the space and therefore creating local identity and engagement. The integration of the current information technologies support the development of a new integrated digital layer of the city in a complex merge of material and immaterial space that redefine the function of this growing infrastructure of digital moving images.

Secondo Mirjam Struppek, l’anima e la principale promotrice di Urban Screen, possono essere considerati schermi urbani molteplici tipologie di facciate mediali: dai segnali al led, fino ai terminale delle stazioni. Ovvero:

Screens that support the idea of public space as space for creation and exchange of culture, strengthening a local economy and the formation of public sphere. Its digital nature makes these screening platforms an experimental visualisation zone on the threshold of virtual and urban public space

Uno schermo piazzato nel bel mezzo della città, sulla facciata di un palazzo, in una piazza, ci impone un nuovo modo di interagire con quel luogo, perché uno schermo, che ci piaccia o no, attira la nostra attenzione, organizza la nostra visione delle cose: selezioniamo informazioni, ci spostiamo nello spazio e interagiamo con esso in relazione a quel punto acceso. Quindi la percezione che abbiamo degli spazi pubblici cambia, e la distinzione tra pubblico e privato, tra interno ed esterno si modifica di conseguenza.

Gli schermi urbani possono diventare gli elmenti chiave nella definizione di strategie di gestione e controllo del territorio e dei cittadini; suggeriscono nuove forme di intrattenimento e di marketing; posso inoltre interagire e collegarsi con le pratiche online e riscrivere ulteriormente le soglie tra qui e altrove.

Ecco una serie di letture e approfondimenti utili, e un’altro esempio di facciata mediale.

Altri video di casi di media facade si possono trovare qui, oppure sul sito di Media Facade Festival.

Vedere il © #2

18/08/2010

Dove eravamo rimasti? Al ruolo del copyright nel sistema della moda. La domanda succesiva è: come funzionano le cose on-line? O meglio, quanto e come incide il copyright sulle pratiche legate al web?

Cerchiamo una risposta ripartendo ancora una volta da un TED Talks con un illustre ospite: Lawrence Lessig.

Lessig ci racconta la storia di un riciclo: un riuso creativo di materiali audio e video che inizia con un mashup, di cui avevamo già parlato, e che potrebbe terminare dove la legge ne impedisce l’utilizzo.

Lessig riprende il discorso dove lo aveva lasciato Julian Sanchez con l’analisi del’evoluzione della cultura del remix

Sanchez parte proprio dal Brat Pack Mashup e ne segue gli andamenti e le nuove diramazioni in rete.
Il mashup esce dalla rete per spostarsi nei luoghi reali, sui tetti dei palazzi, nelle scuole, per essere reinterpretato e recitato integralmente dai fan e ritornare di nuovo in rete in modo sorprendente.

Il Brat Pack Mashup sbuca prima a Brooklyn e poi a seguire si sposta a San Francisco nelle Filippine, a Winnipeg e Amsterdam, passa poi per Parigi e Londra e continua a girare il mondo attraverso un dialogo continuo tra pratiche online e interpretazioni offline. Il mashup originale, sottoposto a continue riscritture, si trasforma in un atto di condivisione sociale, una forma di espressione collettiva.

Il dialogo che si crea tra i vari video riflette le dinamiche interne dei gruppi sociali, le questioni più prettamente locali e di location, così come le relazioni con il resto delle produzioni dal basso ispirate dal Brat Pack Mashup, oltre ai rimandi all’universo dei film di Jonh Hughes, attuando un processo di stratificazione di molteplici signifacati.

E il copyright? Il copyright può agire come freno in due direzioni distinte:

– frenando le dinamiche di appropriazione sociale che innescano fenomeni che contempraneamente sono imatitativi e di produzione originale;
– frenando la circolazione dei prodotti culturali di cui le pratiche di appropriazione dal basso sono ghiotte (è complesso calcolare il ruolo del mashup nel determinare il successo del brano di Phoenix, ma è difficile pensare che il fenomeno abbia influito negativamente).

Allora quel è il punto? Il punto è che il copyright essendo uno strumento di controllo sui contenuti mediali, diventa potenzialmente anche uno strumento di controllo delle pratiche sociali: insomma, tutti questi mashup e reinterpretazioni non potrebbero esistere se volessimo seguire con devozione i dettami del copyright.

Secondo Lessig dovrebbero poter coesistere due possibili soluzioni di sfruttamento dei prodotti culturali: la via commerciale e la via delle riscritture dal basso; la cultura commerciale e la cultura della condivisione e della partecipazione.

Ma possono coesistere? Secondo Margaret Stewart, User Experience Manager di YouTube, possono (in parte) coabitare, ma la situazione è piuttosto complessa: i dententori dei diritti di sfruttamento di un contenuto video o musicale sono talmente tanti che spesso il meccanismo rischia di interrompersi.

Le maglie del copyright possono addirittura risultare controproducenti in termini economici poiché talvolta possono ledere il complesso ecosistema che si crea attraverso le pratiche di scrittura partecipata e socializzata dei contenuti culturali.

Leggendo tra le righe del discorso di Margaret Stewart, si intuisce che rimuovere un contenuto © può risultare dannoso in termini economici; ma si sa, è la parola di YouTube che privato di quei contenuti cesserebbe di esistere.

©riminals

25/01/2010

Se vi è piaciuto RIP: A Remix Manifesto (a me è piaciuto molto), se vi piace il rap (mmm… fatico a digerirlo), se vi interessano le questioni legali, creative ed economiche legate alla produzione musicale, e soprattutto relative la musica riciclante, basata su campionamenti e mashup, bhè allora una sbirciatina qua e là a Copyright Criminal potrebbe fare al caso vostro. Poi, per una visione più attenta e magari dal divano, c’è ancheil DVD in vendita su Amazon. E’ roba forte! è roba giovane!


Chi ha hackerato Teddy Ruxpin?

04/11/2009

Cos’è il circuit bending? è la domanda a cui cerca di rispondere il documentario (in produzione già da diverso tempo) di absudity biz.

La risposta è tutt’altro che ovvia, ma al momento ci basta sapere che il circuit banding è la pratica di mandare in corto circuito oggetti elettronici a basso voltaggio come il Grillo Parlante delle Clementoni, le chitarre giocattolo dei bambini, il Furby, le console portatili per i videogame o le bambole parlanti con lo scopo di far uscire da questi prodotti modificati suoni e rumori diversi da quelli originali. L’oggetto sabotato diventa così una sorta di strumento musicale attraverso il quale comporre altra musica, nuovi suoni.
Al di là della geekeria e della nerditudine infinita che servono per praticare e apprezzare fino in fondo questa forma espressiva, mi sembra di poter indicare alcuni aspetti salienti del circuit bend.

:: Il circuit bend è un’opera di riciclaggio: ancora una volta, come succede per molte delle pratiche che caratterizzano una scheggia della cultura contemporanea come i mashup, il vidding e i machinima, costruire su qualcosa di pre-esistente, riutilizzare e rubare parti, pezzi e porzioni diventa la cifra distintiva di un atto creativo che scardina completamente il concetto di nuovo e di originale.

:: L’uso improprio, non consentito dal manuale d’istruzione, diventa un’attività conoscitiva, di auto-formazione e di innovazione. E chi se ne importa della garanzia. Lo dimostra anche una pratica affine al circuit bend come l’hacking di iPod, Playstation e Wii: attraverso lo smanettamento sull’hardware o tramite l’istallazione di un sistema operativo differente, improvvisamente si scoperchia il calderone della sperimentazione nel quale ribollono spunti e soluzioni innovative per il calcolo parallelo o più genuinamente per divertirsi con il noise.

:: Il circuit bend è un gesto nostalgico, un atto d’amore nei confronti di oggetti di intrattenimento quotidiano, magari passati di moda o lasciati a impolverarsi in uno scatolone perché ormai si è fuori tempo massimo per utilizzarli ancora. Come sostiene Marcin Ramocki, regista del documentario 8Bit, le azioni invasive sui prodotti dell’elettronica di consumo hanno lo scopo di rendere questi oggetti umani e riportarli nelle nostre vite.

Moretti dica qualcosa di sinistra

18/07/2009

Scopro qui di questa *incoraggiante* intervista di repubblica a Nanni Moretti. Le solite cose: lavori in corso, progetti futuri, cosa ne pensa di questo e di quello. Insomma tutto sotto controllo, come da copione, ma, per chiudere in bellezza, arriva la sparata finale:

C’è molto allarme per la pesante decurtazione dei fondi pubblici destinati al cinema.
“So e capisco tutto. Però c’è anche una responsabilità del pubblico, per il quale il cinema non è più centrale. Tutti stiamo sottovalutando il momento di difficoltà delle sale, che ora chiuderanno una ad una. Perché le persone sono disposte a spendere qualsiasi cifra per mangiare in un ristorante dove devono urlare per farsi sentire. O per una partita che forse finirà zero a zero. Ma il cinema, la cosa che è aumentata di meno negli ultimi quindici anni, quello no: costa troppo. Per non parlare dell’abitudine orrenda di scaricare illegalmente da Internet. E basta con il luogo comune di premettere sempre: “io non do giudizi”. Io sì, li do. Non mi piace quel modo di vivere lì! Non mi piace che uno stia con il culo appiccicato alla sedia e con la sedia appiccicata al computer. Mi piace più il mio, di modo di vivere. E vedere i film in un cinema, in mezzo agli altri. Tra poco i cinema chiuderanno tutti. E non è colpa della politica o delle istituzioni, ma delle persone che hanno la possibilità di scegliere di fare una cosa e un’altra. Anche tra noi, registi o scrittori, c’è chi potrebbe scegliere ma non lo fa. Io, da quando fondai la Sacher con Angelo Barbagallo, ho escluso la possibilità di farmi finanziare i film dal gruppo Berlusconi. Ho cercato di essere coerente. Una cosa imparata da mio padre, che era liberale”.

Pubblico beota che non capisci nulla di cinema e che scarichi film da Internet, vergognati! Verrebbe da rispondergli: “Moretti di qualcosa di sinistra”. O meglio, verrebbe da chiedergli: “Perchè insultare in modo così rozzo persone che hanno gusti e abitudini diverse dalle sue? Che ne sa Lei della Casalinga Treviso, del Bracciante Lucano, del Pastore Abruzzese? Perchè deprecare in modo così ottuso pratiche che posso innescare meccanismi virtuosi per i mercati di sbocco? Perchè arroccarsi nella polverosa e passatista idea che il film se non passa in sala non è degno di nota? Sa che esistono tantissimi film che circolano solo sul Web e che non riuscirebbero a uscire in sala? E sono bei film. Si è mai posto il problema di distribuire un suo capolavoro su una piattaforma on-line? Magari potrebbe guadagnarsi un pubblico più vasto, magari internazionale? Cosa ne sa Lei del Cybernauta di New York? Di cosa guarda e come lo guarda…? Sa che i film, da diversi anni ormai, non si fruiscono più solo in sala e non solo sui computer, ma anche (si turi il naso) sui lettori portatili, in treno e in aereo? E ancora, perché se i cinema chiudono dovrebbe essere colpa degli spettatori? Le è mai sorto il dubbio che forse le cose potrebbero andare esattamente al contrario? Moretti, perché parla di cose che non conosce?”

Fallo con i fan #2

13/07/2009

Questa volta i fan sono stati mobilitati per il videoclip di Hibi no Neiro, singolo del primo mini album dei giapponesi Sour.

The cast were selected from the actual Sour fan base, from many countries around the world. Each person and scene was filmed purely via webcam.
Director: Masashi Kawamura + Hal Kirkland + Magico Nakamura + Masayoshi Nakamura

Via.

GCBC

11/06/2009

Dopo il successo del Pirate Party alle elezioni europee è doveroso ripescare un documentario danese realizzato per il Danish National Broadcasting Television network.

Il documentario in questione è Good Copy Bad Copy uno dei film più riusciti e interessanti dedicati alle tematiche del copyright e ai cambiamenti culturali, tecnologici ed economici al centro delle dinamiche di remix e delle pratiche di file sharing.

Il documentario, realizzato da Andreas Johnsen, Ralf Christensen, e Henrik Moltke, ospita gli interventi di attivisti, rappresentanti delle industrie culturali e artisti tra i quali Girl Talk e Danger Mouse (autore di uno dei mashup musicali più noti) Lawrence Lessing, Dan Glickman CEO dell’MPAA e Tiamo e Anakata di The Pirate Bay.

Uno degli aspetti più stimolanti di GCBC è la proposta di modelli di business alternativi a quelli copyright-oriented.

Il fenomeno del Techno Brega (di cui si è già parlato qui), ad esempio, dimostra come possa esistere un mercato musicale basato su un modello in cui l’idea di copyright sostanzialmente non esiste.

Invece, il caso di Nollywood (l’industria cinematografica Nigeriana), che ha adottato sistemi di produzione estremamente veloci grazie alla completa digitalizzazione delle fasi di lavorazione e all’adozione del direct-to-video, ha permesso di superare le tradizionali finestre distributive favorendo un business model in grado di proporre un’alternativa efficace alle annose frizioni tra la normativa sul copyright e le nuove possibilità offerte dalle tecnologie digitali.

Good Copy Bad Copy è apparso inizialmente su The Pirate Bay nel 2007 ed è stato successivamente distribuito con licenza creative commons. E’ possibile vederlo su Blip.tv e GoogleVideo o ottenere il torrent per il download sul sito dedicato.

Ecco la versione integrale. Buona visione.

Vodpod videos no longer available.

Se vi è piaciuto potete fare una donazione in denaro dimostrando che il file sharing può essere economicamente interessante.

Viral Politik

07/06/2009

Obama ha dettato il passo della comunicazione politica sul Web e a ruota sono arrivati alcuni timidi (spesso maldestri) tentativi anche in Italia (vedi Gelmini e Fini). Se ne è discusso a lungo qui.

Per le elezioni europee ci ha provato anche la sinsitra. Questi alcuni dei risultati delle campagne virali pensate appositamente per YouTube.


Make your own kind of Europe è il virale ideato per la campagna di Scalfarotto. L’idea, a un primo sguardo, sembra interessante, furba, ma se ci si ferma a riflettere ci si rende conto che è tutt’altro che efficace. Il video prende a prestito tutto l’immaginario di Lost senza però essere all’altezza della cura registica, scenografica e interpretativa della serie di riferimento. Insomma sembra tutto un po’ girato nel garage dei vicini di casa. Inoltre, l’Isola è un luogo poco tranquillizzante. Sull’Isola di Lost nessuno è in grado di capire cosa stia succedendo, quindi perchè utilizzare quella metafora? Per di più tutti i fan della serie sanno cosa è successo sull’Isola quando è stato digitato il codice in modo errato…

L’uomo doccia, invece, fa parte di una serie di video pensati per il sito succedonocosestrane creato per la campagna Web de L’italia dei valori. In questo caso le cose un po’ migliorano: i video sono ben fatti, l’effetto di realtà è ben construito, i rimandi diretti al partito sono presenti ma in modo non invasivo. Insomma sembrano esserci tutti gli ingredienti per un buon passa parola spontaneo e quindi virale. Quello che manca però è l’ironia; o meglio l’ironia c’è, ma è troppo poco tagliente. Di fatto però il video ha ottenuto più di 10.000 visualizzazioni e un rating molto positivo.

E infine arriva Democratici Anonimi, per chi è stanco di votare PD l’iniziativa di Bobo anch’io a sostegno di Sinistra e Libertà. Il video dei Democratici Anonimi assuefatti al PD e convinti di poter fare come la Montalcini è davvero azzeccato (forse un po’ troppo tirato per le lunghe), divertente, coglie nel segno e raccoglie il disagio di una buona fetta dell’elettorato di sinistra. I risultati più che positivi lo confermano: quasi 50.000 visualizzazioni e un dibattito che si dipana per oltre 200 commenti.

Bisognerà spettare i risultati delle votazioni per capire se le campagne virali sul Web servono davvero a qualcosa…

The Day of Inglorious Basterds

20/05/2009
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