Archive for the 'video' Category

It’s Glee O’clock

22/09/2010

Si è capito che riprende Glee anche da queste parti…?

The Pirate Bay – The Movie

02/09/2010

The Pirate Bay: Away From Keyboard (TPB: AFK) è il film documentario (ancora in lavorazione) sulla nascita di The Pirate Bay.

La notizia è che sono stati raccolti, grazie alle donazioni dei fan del più noto sistema di tracking di torrent, oltre 35,000 $ necessari per ultimare la lavorazione del film. La soglia minima necessaria era stata fissata a 25,000$, ma evidentemente l’affetto nei confronti di TPB è davvero profondo. E non potrebbe essere diversamente…

Ecco alcune informazioni sul film:

TPB AFK is a documentary about three computer addicts who redefined the world of media distribution with their hobby homepage The Pirate Bay. How did Tiamo, a beer crazy hardware fanatic, Brokep a tree hugging eco activist and Anakata – a paranoid hacker libertarian – get the White House to threaten the Swedish government with trade sanctions? TPB AFK explores what Hollywood’s most hated pirates go through on a personal level.

Il regista Simon Klose intervisterà oltre a Tiamo, Anakata e Brokep, i principali responsabili delle industrie culturali più soggette a pirateria, e indagherà le questioni legali nelle quali è stato coinvolto TPB

TPB AFK is not a fan movie about the Pirate Bay, neither is it a journalistic piece on copyright conflict. It’s an observational, character driven film about three guys whose hobby homepage became the embryo of a global political movement.

C’è ancora tempo fino al 26 settembre 2010 per sostenere il film via Kickstarter.

Nerditude: della serialità sul Web S01E05

28/08/2010

Negli episodi precedenti…

*WEB SERIES S01E05*

Ammesso che esistano web series che non si rivolgano a pubblici di smanettoni o a gente con un QI superiore al peso corporeo, questa volta abbiamo scovato roba da veri nerd.

2020 Shaping Ideas è un caso di brand entertainment molto azzeccato: prodotta da Ericsson, la web series tratta i cambiamenti dei nostri modi di vivere, dei modelli di business e le modalità con cui le società affrontano i cambiamenti suggeriti delle connessioni a banda larga e della comunicazione mobile. Intercetando le opinioni e le riflessioni di alcuni degli studiosi più influenti nel campo delle tecnologie digitali, la Ericsson si porta a casa un prodotto che si distingue per la grande cura formale e la garanzia di qualità data da nomi come Vint Cerf e Don Tapscott. Imperdibile l’intervista a Carlota Perez che racconta di un mondo in bilico tra crisi e golden age; il tutto sussurato con il tono rassicurante di chi racconta un fiaba a un nipote, ma si sa che ogni fiaba potrebbe da un momento all’altro stingere nel drammatico.

RSA – Royal Society for the encouragement of Arts, Manufactures and Commerce, è un’associazione che si definisce una forza per il progresso sociale e culla dell’illuminismo. Niente meno! Modesita a parte, l’ente britannio organizza una serie di conferenze sui temi più attuali nelle scienze sociali ed economiche e poi li da in pasto a Andrew Park grazie al quale ha dato vita a RSA Animate, una serie di video che cercano di rendere più abbordabili le riflessioni di illustri pensatori. Un grazie sentito per essere riusciti a rendere comprensibile l’inglese di Slavoj Zizek.

Kurt Reinhard dell’Institut für Theorie dell’Università di Zurigo ha creato una serie di video incentrati sul futuro dello storytelling; ogni episodio raccoglie, tra le tante, le riflessioni di Clay Shirkey, Joshua Green e Henry Jenkins. I principali argomenti affrontati sono l’evoluzione dello storytelling, le pratiche partecipative, le relazioni con i social network e la transmedialità. Il progetto, come si legge sul blog di Jenkins, nasce come strumento promozionale per il lancio di una collaborazione con le istituzioni europee motivate a indagare le forme di produzione e le pratiche legate alle varie manifestazioni del raccontare storie.

To be continued

Screen and The City

25/08/2010

555 Kubik è una video istallazione urbana ideata per la Galerie der Gegenwartper del museo Hamburger Kunsthalle di Amburgo.

Il progetto è stato ideato da Urban Screen:

URBAN SCREENS a project by Urban Media Research Berlin, investigates how the currently commercial use of outdoor screens and related infrastructure for digital moving images in urban space can be broadened with cultural content. We address cultural fields as digital media culture, urbanism, architecture and art. We want to network and sensitise all engaged parties for the possibilities of using the digital infrastructure for contributing to a lively urban society, binding the screens more to the communal context of the space and therefore creating local identity and engagement. The integration of the current information technologies support the development of a new integrated digital layer of the city in a complex merge of material and immaterial space that redefine the function of this growing infrastructure of digital moving images.

Secondo Mirjam Struppek, l’anima e la principale promotrice di Urban Screen, possono essere considerati schermi urbani molteplici tipologie di facciate mediali: dai segnali al led, fino ai terminale delle stazioni. Ovvero:

Screens that support the idea of public space as space for creation and exchange of culture, strengthening a local economy and the formation of public sphere. Its digital nature makes these screening platforms an experimental visualisation zone on the threshold of virtual and urban public space

Uno schermo piazzato nel bel mezzo della città, sulla facciata di un palazzo, in una piazza, ci impone un nuovo modo di interagire con quel luogo, perché uno schermo, che ci piaccia o no, attira la nostra attenzione, organizza la nostra visione delle cose: selezioniamo informazioni, ci spostiamo nello spazio e interagiamo con esso in relazione a quel punto acceso. Quindi la percezione che abbiamo degli spazi pubblici cambia, e la distinzione tra pubblico e privato, tra interno ed esterno si modifica di conseguenza.

Gli schermi urbani possono diventare gli elmenti chiave nella definizione di strategie di gestione e controllo del territorio e dei cittadini; suggeriscono nuove forme di intrattenimento e di marketing; posso inoltre interagire e collegarsi con le pratiche online e riscrivere ulteriormente le soglie tra qui e altrove.

Ecco una serie di letture e approfondimenti utili, e un’altro esempio di facciata mediale.

Altri video di casi di media facade si possono trovare qui, oppure sul sito di Media Facade Festival.

Vedere il © #1

28/07/2010


Johanna Blakley durante un TEDx ci spiega come funziona e come è applicato il copyright nel campo della moda: in sostanza è ignorato da tutti. Meglio: nel settore del fashion esistono potenti forme di protezioni per i trade mark, mentre il copyright sui singoli capi o le singole collezioni è piuttosto debole. Perchè?

• La prima spiegazione la fornisce Tom Ford [time: 28:27 ma anche il resto della discussione è di un certo livello, soprattutto quando Tom Ford fa il verso a Miuccia Prada]

Nei fatti, il consumatore di merci contraffatte non acquista prodotti di alta moda: la forma più estrema di copyright, all’interno del sistema della moda, è costituita dalle differenze sociali e di gusto che organizzano gerarchie e dinamiche di consumo.

• La seconda motivazione è magistralmente riassunta nella formidabile lezione di umiliazione di Miranda Priestly

Vodpod videos no longer available.

L’industria della moda e tutto l’indotto della moda si basano sull’atto di copiare, riprende e costruire su qualcosa di già visto attuando una dinamica di sfruttamento progressivo dell’idea che porta al suo esaurimento.

• La terza motivazione risiede in quella che Johanna definisce l’ecologia della creatività: copiare permette di creare dei trend (Miranda ha sempre ragione). I trend non arrivano necessariamente dall’alto, ma spesso sono il frutto del lavoro di remix dal basso: l’ispirazione arriva sempre dalla strada, si suol dire… Inoltre, le dinamiche di plagio portano alla creazione di oggetti e capi sempre più sofisticati nella ricerca dei materiali, nelle forme e nei processi produttivi: i processi di copiatura stimolano l’innovazione nel campo della moda; i designer si impegnano nella definizione di linee sempre più personali e sempre più complesse da riprodurre con sistemi low budget.

Queste le virtù del plagio secondo Johanna Blakley (ma va detto che è in buona compagnia).

• Democratization of fashion
• Faster establishment of global trends
• Induced obsolescence
• Acceleration in creative innovation

Altre industrie rifuggono il copyright: il design delle automobili così come quello del mobilio; l’industria alimentare non può mettere sotto copyright il design e le ricette dei cibi, i tatuatori ignorano il copyright e la lista potrebbe continuare.

Ma sono settori economicamente rilevanti rispetto a quelli in cui la legislazione su copyright e diritto d’autore è più rigida?

Gross sales & copyright protection

I settori in considerazione non sono immediatamente equiparabili, ma la tesi di base è: il copyright non c’è, eppure il settore prospera ugualmente!

Quindi perchè non fanno lo stesso le industrie culturali: cinema, editoria, musica perchè non si spostano verso una prospettiva di revisione della normativa sul copyright e sul diritto d’autore?

La risposta nei prossimi episodi…

A grande richiesta: Della serialità sul Web S01E03

13/10/2009

Previously on Web Series

*WEB SERIES S01E03*

Generation A

Generation A, ideale continuazione di Generation X, è il nuovo libro di Douglas Coupland. L’omonimo podcast, disponibile solo su iTunes, nasce come strumento promozionale per il romanzo. La mini web series è composta da 3 episodi (non si sa se ne verrano rilasciati altri) che cercano di solleticare l’interesse su alcuni degli elementi presenti nel romanzo: la follia omicida nei confronti delle celebrità, un nuovo farmaco recentemente messo in commercio e ovviamente l’autore del romanzo stesso. La mini serie composta da episodi chiusi su se stessi, si propone di rispecchiare la natura frammentaria del libro proponendo formati, temi, tecniche narrative e soluzioni visive radicalmente opposte, ma tenute insieme dalla logica dell’accumulo di quei piccoli elementi che compongono il puzzle di un mondo futuro senza api. Speriamo di poter accumulare altri pezzeti di Generation A.

I love Alaska
Vodpod videos no longer available.

Se Generation A è decisamente fuori da qualsiasi canone per i prodotti seriali per il Web, I love Alaska credo che faccia un ulteriore passo avanti. La web series, prodotta e distribuita da Minimovies, prende spunto da un fatto del 2004 quando AOL pubblicò per errore sul Web le query di 65.000 utenti. I Love Alaska ripercorre le ricerche dell’utente #711391 il quale si rivolge alla Rete come fosse un oracolo; grazie alle sue interrogazioni più ardite e bizzarre noi ci accorgiamo delle paure, delle frustrazioni e dei desideri di una donna di mezza età che cerca di riscoprire la vita attraverso un motore di ricerca. La voice over che legge gli interrogativi più bislacchi che si possano proporre a un search engine è accompagnata da lunghi, pigri, estenuanti piani sequenza nei quali il tempo è scandito dall’incresparsi di una nuvola o dal latrato impercettibile di un animale selvatico. La lunga attesa per la giusta risposta.

To be continued…

Quello che vedi è quello che senti

05/10/2009

È fin troppo facile dire che YouTube è una gran accozzaglia di spazzatura. È facile dirlo perché è vero: in quel gran paiolo audiovisivo ci trovi di tutto. Dalle scimmie di mare all’improbabile cover di Creep di Vasco Rossi. Ma YouTube ci piace anche soprattutto per questo, perché dentro c’è tutto quello che non avremmo mai osato vedere. O quasi.

L’aspetto più interessante di YouTube (e di molte delle piattaforme di videosharing) è che, nonostante il rumore e il disordine di superficie, è riuscito a dare i natali a forme espressive, mediali, creative (ma sì usiamo questa parola molesta) che non sarebbero mai potute nascere se non lì dentro. Un esempio? I video musicali dei Pomplamoose.
Prima di tutto, accordiamoci sulle parole: definirli video musicali è fuorviante e improprio perché il termine rimanda a qualcosa di già esistente e solo parzialmente affine a ciò che possiamo vedere sul canale YouTube del duo statunitense. Anche termini come video-music (ma non c’entra niente l’emittente TV) o video sampling risultano imprecisi. Vedere per credere.

Già la difficoltà di trovare un termine in grado di distillare la particolarità di questa pratica musicale la dice lunga sulla questione. I Pomplamoose (Jack Conte + Nataly Dawn) definiscono i loro pezzi VideoSong.

1. What you see is what you hear (no lip-syncing for instruments or voice).
2. If you hear it, at some point you see it (no hidden sounds).

Si tratta di composizioni musicali in cui la traccia video è utilizzata come strumento per la composizione della traccia audio. Detto altrimenti, le varie piste audio che costituiscono la tessitura sonora di una canzone (voce, basso, batteria, tastiere, varie ed eventuali), vengono incise anche su una traccia video. Quest’ultima sarà utilizzata per la composizione del brano finale: il risultato, infatti, è un prodotto inscindibile in audio e video, ma apprezzabile solo grazie all’unione dei due elementi.

I gradi di pertinenza tra audio e video possono variare: si passa da una composizione minuziosa basata rigorosamente sulla traccia video, ad altre più libere, come nei lavori di Julia Nunes.

Le cose si fanno più complesse per i lavori dei Pomplamoose nei quali gli artifici retorici del montaggio cinematografico servono a rendere visibile il tessuto sonoro di una canzone. Split-screen, dissolvenze, schermi multipli, diventano strumenti per rendere visiva la musica. L’arrangiamento di un pezzo musicale si trasforma in un’operazione di origine cinematografica, quanto meno nell’atto del montaggio. La composizione musicale è anche una composizione dell’inquadratura.
Un video di Jack Conte vale più di qualsiasi spiegazione.

In questo caso è impossibile stabilire se sia più rilevante la performance musicale o quella visiva. Viene prima l’editing del video o della traccia sonora? Chi può dirlo…
Di certo c’è che i VideoSong portano alla luce una nuova forma espressiva nata dalle esigenze di un canale dalle caratteristiche specifiche: lo sguardo in macchina imposto dalla webcam e la staticità del punto di vista. Proprio all’interno di questo “spazio obbligato”, i VideoSong inseguono la loro originalità. E la trovano in un posto dove si crede cresca solo pattume.

Della serialità sul Web S01E02

11/09/2009

Nelle puntate precedenti…The Guild, Phistophicles, Mr. Deity

*WEB SERIES S01E02*

TED TODAY’S TALK

Vodpod videos no longer available.
A dimostrazione che la serialità sul web non si esaurisce nelle serie di tipo narrativo, i Today’s Talk di TED (distribuiti con questa dicitura su Facebook, ma accessibili anche dal sito ufficiale, in podcast dal TED blog e da iTunes) sono uno degli esempi più interessanti di come originare, da un evento di rilevanza internazionale – le TED Conferences – contenuti di alta qualità ideali per la distribuzione via Web. I TED Talk sono il punto di riferimento quotidiano per farsi un’idea sulle linee di ricerca e le soluzioni tecnologiche più innovative nei più svariati settori: dall’intrattenimento alla biologia, dall’ingegneria al design. Per ogni speach sono disponibili sottotitoli in diverse lingue redatti dagli utenti.


THE COMMON CRAFT SHOW

Ovvero quando la serialità è una questione di stile e riconoscibilità.

La serie In Plain English (di cui ho già parlato qui), punta tutto sull’efficacia di un linguaggio semplice, lineare e di grande riconoscibilità. Attraverso questa soluzione espressiva basata sulla commistione di animazione passo uno e live action, la serie riesce a illustrare con la limpidezza dei “for dummies” ogni tipo di fenomeno: dai meccanismi elettorali americani al funzionamento di un wiki.

KNOW YOUR MEME

In molti stanno cercando di capire come funzionano gli internet meme. Ci sta provando, a modo suo, anche Rocketboom con il progetto Internet Meme Database che contempla anche una serie interamente dedicata all’analisi smaliziata dei fenomeni del web. Il risultato è spassoso e non si limita a menar il can per l’aia, come fanno in molti, affermando che i video virali sono virali perché si diffondo come un virus… Grazie per l’indispensabile finezza dell’intuizione!


To be continued…

Della serialità sul Web S01E01

07/09/2009

Questa del 2009 è stata un’estate caldo-umida, forzatamente urbana e votata alla serialità. Per sfangare il nulla compresso che attanaglia i palinsesti estivi, ho investito il mio tempo nella web flânerie sulle webseries. Ecco il resoconto di un’estate seriale!

Cosa sono le Web series? Wikipedia le definisce così:

A web series is a series of episodes released on the Internet or also by mobile or cellular phone, and part of the newly emerging medium called web television. A single instance of a web series program is called an episode (the term webisode has been largely deprecated).

In soldoni, sono una particolare forma seriale caratterizzata da brevità dei singoli webisode (una manciata di minuti – da da 2 a 10 circa) e distribuzione attraverso la Rete. Si tratta di contenuti audiovisivi adatti a una fruizione interstiziale, nomade e ovviamente veloce. Sono prodotti pensati per essere visti nelle pause di lavoro, in treno durante il tragitto casa-ufficio o come riempitivo per i buchi tra una stagione e l’altra di una serie TV tradizionale.

Posta in questi termini, però, la questione è ancora piuttosto vaga. L’universo delle serie TV ideate per il Web è una galassia sconfinata di prodotti di cui è difficile monitorare la produzione: giusto per farsi un’idea questa è la lista delle webseries presente su Wikipedia. E ne mancano parecchie…

Ecco, allora, qualche esempio di webseries per orientarsi nel mondo delle forme seriali per il Web.

*WEB SERIES S01E01*

THE GUILD



Do you Wanna Date My Avatar
è il promo della terza stagione di The Guild, roba geekissima che si è guadagnata una menzione nella classifica delle migliori webseries redatta da Rolling Stones. Creata, interpretata e diretta da Felicia Day, The Guild si è accaparrata anche la benedizione di Joss Whedon (che ha diretto la creatrice della serie in diversi episodi di Buffy e di Dr. Horrible). La serie gira intorno alle vicende di un gruppo di sfigati – per i quali è impossibile non provare tenerezza – la cui vita sociale è scandita dalle sessioni di gioco on-line. Sul canale di YouTube di Watchtheguild è possibile vedersi gli episodi sottotitolati in italiano: la traduzione non è felicissima, ma aiuta a seguire meglio i dialoghi in salsa geek.

PHISTOPHICLES

Da Hungry Man TV, gli stessi creatori di Undercover Cheerleaders, si irradia la sapienza e la profondità di pensiero di Phistophicles, il meno noto dei filosofi greci. L’acuto pensatore preferisce filosofare con un buon piatto tex-mex piuttosto che con cibo greco, partecipa ai parti esclusivamente in toga, e sul set della serie si lascia andare a piazzate alla Christian Bale.
Ecco alcuni spunti dalla sua poetica:
Su La Repubblica di Platone: “E’ buono. Non è il Codice Da Vinci, ma è buono”;
Sulla puntualità: “Essere l’ultimo uomo in un’orgia non è mai una buona idea”;
Sulla bontà: “Tacchino con russian dressing”;
Sulle vacanze: “L’estate scorsa ho portato la mia ragazza a Lesbo. Grande errore”

MR. DEITY

Mr. Deity, ovvero tutto quello che avreste voluto sapere su Dio e che lui vi ha sempre tenuto nascosto.

La serie, ideata, diretta e interpretata da Brian Keith Dalton nel ruolo di Dio, è nata come prodotto per il Web nel 2006. Il successo è stato tale che la Sony ha messo sotto contratto il cast per la seconda stagione e per una versione TV per HBO. A maggio è arrivata sul Web anche la terza stagione. Umorismo ultraterreno.

To be continued…

My Top 10 Video Mashup

03/08/2009

#—————————-> 10

Il finto spot per l’iPhone ha tratto in inganno un po’ tutti: alcuni hanno creduto che fosse davvero uno spot, altri hanno preso sul serio Lynch e gli hanno anche risposto. Questa è la video risposta più geniale.

#——————————> 9

Vodpod videos no longer available.

Eclectic Method: Our Story. Ovvero come dirlo con le parole degli altri. Jonny Wilson, Ian Edgar e Geoff Gamlen sono i remixer ufficiali di Sony, MTV, U2, Festival di Cannes e Sundance. Hanno mashato, remixato e tagliuzzato di tutto: da Tarantino a Stephen Colbert. Our Story è una sorta di presentazione/dichiarazione programmatica del loro lavoro di VJ. Da non perdere Lock Up Your Videos: un’ora di delirante, lisergico e iponotico mischione.

#——————————> 8


Vivere in Italia di Nino Moroni. Non si sa molto di questo Moroni. La pagina dedicata su myspace dice:

Nino Moroni è un ragazzo emigrato in Australia tra gli anni ’60 e ‘70 di cui non si hanno più notizie. Il nipote, David Florio, ha ripreso il brano dello zio e lo ha aggiornato, mantenendo il nome dello zio per rendergli omaggio. Insieme a David Florio, al progetto collaborano Enrico La Falce e Mauro Tondini, forti di una collaborazione pluriennale sulla produzione musicale.

La canzone è rassegnata, maliconica e leggera e si mischia perfettamente con la tragicomica amarezza delle grame sorti di Carmela e Amedeo, i personaggi di Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata. Il mashup dell’esodo estivo.

#——————————> 7

Vodpod videos no longer available.
Justin Cone è l’autore di Building On The Past video vincitore di un contest promosso da Creative Commons. Se la produzione culturale si base di gran lunga sul riutilizzo di contenuti presistenti (remake, adattamenti, narrazioni crossmediali) allora i costi della proprietà intellettuale diventano un freno all’innovazione. Non vi convince? Leggete questo.

#——————————> 6


Il trailer recut è uno dei generi più frequentati. Vi ricordate Scary Mary? The Trailer Mashup cerca di tenere il conto di tutti i trailer recut rintracciabili sul Web, ma il finto trailer di Thundercat è un piccolo gioiello che brilla per la ricchezza delle fonti e la cura della post produzione. Io ci sono cascato e ho cercato informazioni su IMDB, ma, al momento, pare che Brad Pitt non abbia firmato alcun contratto con cui si impegna a imbellettarsi da Lion-O.

#——————————> 5

Time For Vidding. Jonesy e Killa sono diventati delle piccole star dello slash vidding dopo che Henry Jenkins ha elogiato il loro lavoro. Il vidding a tematiche omosessuali è uno genere piuttoso presente nel territorio del mashup politico. Gli attivisti del mashup si propongono di denunciare l’assenza di contenuti GLBT oppure di ribaltare le rappresentazioni di gender presenti nelle produzioni cinematografice e televisive. Political Remix Video raccoglie i lavori più significativi e divulga il verbo del mashup politico.

#——————————> 4

Altro vid, ma questa volta niente revanscismo. Anzi, non saprei dire se questo mashup sia più paraculo o più furbo. Harder, better, faster, smaller decision.

#——————————> 3

A parte le righe della t-shirt di Astley e quelle della maglia di Cobain, esiste qualcosa che possa far stare insieme Smells Like Teen Spirit e Never Gone Give You Up? A quanto pare sì. A meno che non sia un ennesimo caso di rickrolling, DJ Morgoth è riuscito a tenere insieme le due tracce audio mentre Thriftshop XL ha editato i video.

#——————————> 2


Ok è un po’ scontato, ma che dire… il lip synch di Should I Stay or Should I Go è una sorta di punto di riferimento nell’universo dei mashup. Da non perdere anche gli altri lavori di rx2008.

#——————————> 1

Per la serie Bellissimi di Rete 4, dai creatori di 10 Things I Hate About Commandments e Must Love Jaws , l’attesissimo Glen & Gary & Glen & Ross, la straziante storia di quattro amici affetti dalla sindrome di Tourette. La disperazione non lascia loro via d’uscita finché la strada per la salvezza si manifesta in un medico visionario che con caparbia e fermezza insegnerà loro come comunicare e ritornare a sperare. L’intensa e commovente interpretazione di quattro star guidate dalla regia rigorosa e intensa di Mike Dow e Ari Eisner. Buona visione.

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