Archive for the 'youtube' Category

It’s Glee O’clock

22/09/2010

Si è capito che riprende Glee anche da queste parti…?

Quello che vedi è quello che senti

05/10/2009

È fin troppo facile dire che YouTube è una gran accozzaglia di spazzatura. È facile dirlo perché è vero: in quel gran paiolo audiovisivo ci trovi di tutto. Dalle scimmie di mare all’improbabile cover di Creep di Vasco Rossi. Ma YouTube ci piace anche soprattutto per questo, perché dentro c’è tutto quello che non avremmo mai osato vedere. O quasi.

L’aspetto più interessante di YouTube (e di molte delle piattaforme di videosharing) è che, nonostante il rumore e il disordine di superficie, è riuscito a dare i natali a forme espressive, mediali, creative (ma sì usiamo questa parola molesta) che non sarebbero mai potute nascere se non lì dentro. Un esempio? I video musicali dei Pomplamoose.
Prima di tutto, accordiamoci sulle parole: definirli video musicali è fuorviante e improprio perché il termine rimanda a qualcosa di già esistente e solo parzialmente affine a ciò che possiamo vedere sul canale YouTube del duo statunitense. Anche termini come video-music (ma non c’entra niente l’emittente TV) o video sampling risultano imprecisi. Vedere per credere.

Già la difficoltà di trovare un termine in grado di distillare la particolarità di questa pratica musicale la dice lunga sulla questione. I Pomplamoose (Jack Conte + Nataly Dawn) definiscono i loro pezzi VideoSong.

1. What you see is what you hear (no lip-syncing for instruments or voice).
2. If you hear it, at some point you see it (no hidden sounds).

Si tratta di composizioni musicali in cui la traccia video è utilizzata come strumento per la composizione della traccia audio. Detto altrimenti, le varie piste audio che costituiscono la tessitura sonora di una canzone (voce, basso, batteria, tastiere, varie ed eventuali), vengono incise anche su una traccia video. Quest’ultima sarà utilizzata per la composizione del brano finale: il risultato, infatti, è un prodotto inscindibile in audio e video, ma apprezzabile solo grazie all’unione dei due elementi.

I gradi di pertinenza tra audio e video possono variare: si passa da una composizione minuziosa basata rigorosamente sulla traccia video, ad altre più libere, come nei lavori di Julia Nunes.

Le cose si fanno più complesse per i lavori dei Pomplamoose nei quali gli artifici retorici del montaggio cinematografico servono a rendere visibile il tessuto sonoro di una canzone. Split-screen, dissolvenze, schermi multipli, diventano strumenti per rendere visiva la musica. L’arrangiamento di un pezzo musicale si trasforma in un’operazione di origine cinematografica, quanto meno nell’atto del montaggio. La composizione musicale è anche una composizione dell’inquadratura.
Un video di Jack Conte vale più di qualsiasi spiegazione.

In questo caso è impossibile stabilire se sia più rilevante la performance musicale o quella visiva. Viene prima l’editing del video o della traccia sonora? Chi può dirlo…
Di certo c’è che i VideoSong portano alla luce una nuova forma espressiva nata dalle esigenze di un canale dalle caratteristiche specifiche: lo sguardo in macchina imposto dalla webcam e la staticità del punto di vista. Proprio all’interno di questo “spazio obbligato”, i VideoSong inseguono la loro originalità. E la trovano in un posto dove si crede cresca solo pattume.

FlatTube

09/05/2009

Fai partire i video. In qualsiasi ordine. In qualsiasi momento. Ogni video è una traccia musicale. Usa il regolatore dell’audio del player per mixare le tracce. Usa il tasto play per attivare o spegnere uno strumento. Attenzione è addictive!

Vodpod videos no longer available. Vodpod videos no longer available. Vodpod videos no longer available. Vodpod videos no longer available.

In Bb 2.0 è un progetto di composizione musicale partecipata. Qui si possono trovare molti altri strumenti che sicuramente aumenteranno di numero grazie ad altri utenti. Chiunque può suonare una nuova melodia e renderla disponibile attraverso YouTube.
Ecco i trucchi per creare una traccia che non faccia a cazzoti con le altre.

* -Sing or play an instrument, in Bb major. Simple, floating textures work best, with no tempo or groove. Leave lots of silence between phrases.
* -Record in a quiet environment, with as little background noise as possible.
* -Wait about 5-10 seconds to start playing.
* -Total length should be between 1-2 minutes.
* -Thick chords or low instruments don’t work very well.
* -Record at a low volume to match the other videos.
* -You can listen to this mix on headphones while you record.
* -After you upload to YouTube, play your video along with the other videos on this page to make sure the volume matches.

L’ideatore di tutto ciò è Darren Solomon. Chapeau.

Via Inkiostro.

Understanding Susan Boyle

25/04/2009

Come spiegare l’enorme successo di Susan Boyle, la concorrente un po’ ordinaria, dal look decisamente poco televisivo che ha avuto il coraggio di esibirsi di fronte a gente da talent show?

Henry Jenkins spiega il fenomeno Boyle sul suo blog, Confession of an Aca-fan.

Ecco alcuni dei passaggi principali:

:: I numeri: i Boyle-oriented video presenti su diversi social network sono stati visti 85,2 milioni di volte.

:: Il video di Susan Boyle non è un video virale. Il modello della viralità presuppone un utente passivo che non controlla il flusso di informazioni. Nel modello degli spreadble media gli utenti scelgono cosa diffondere attraverso le piattaforme che ritengono più congeniali.

:: Il fenomeno Boyle non avrebbe funzionato nello stesso modo se non ci fossero stai i social network, i portali di videosharing e i micro-blog. Queste sono le uniche infrastrutture che permettono di condividere i contenuti e creare effetti glocal.

:: Perchè gli utenti hanno scelto di diffondere il video di Susan Boyle? Non c’è una risposta univoca. Ogni persona sceglie di far circolare un contenuto per ragioni ogni volta differenti, personali. In base a queste motivazioni soggettive, gli utenti scelgono anche lo strumento con cui diffondere il contenuto (e-mail, facebook, youtube…)

:: Non è rilevante la qualità del contenuto (triviale, volgare, effimero o aulico, raffinato, dotto) ma la conversazione che si crea intorno a questo contenuto (triviale, volgare, effimera o aulica, raffinata, dotta).

:: Diversi interessi sono coinvolti: gli interessi dei produttori dello show e gli interessi dei fan. I primi sono mossi da questioni di ordine economico e sono motivati affinché i video di Susan Boyle circolino nella rete, mentre le relazioni tra gli utenti si basano su principi di economia del dono. In questo contesto i rapporti tra le due parti devono essere rinegoziati.

:: Gli utenti che hanno visto e scaricato il video sono un surplus audiance di Britain’s Got Talent. Soprattutto se si considera il territorio americano dove il talent show non ha distribuzione. I contenuti relativi allo show possono pertanto essere consumati solo attraverso il download illegale.

:: Ancora una volta la pirateria colma le mancanze delle industrie culturali che non sono abbastanza veloci per oraganizzare un sistema di distribuzione del talent show oltre oceano e oltre la Manica.

:: Al momento non esiste un accordo tra le parti in gioco (produttori del talent show, Susan Boyle e YouTube) per monetizzare il successo del fenomeno e suddividere gli introiti ottenuti da YouTube.

:: Susan Boyle è piaciuta agli americani perché è dannatamente british.

:: Quando ci piace qualcosa cerchiamo subito altre informazioni. In base a questo principio, la voce di Wikipedia relativa alla cantante britannica è stata subito poplata di notizie ed è iniziata la ricerca di informazioni relative al disco in cui la Boyle canta Cry Me A River. Inoltre, è aumentata la ricerca di video relativi a Elaine Paige, punto di riferimento dichiarato della Boyle.

:: Al momento Susan Boyle non ha bisogno dei media vecchio stampo per aver successo.

Level 30

01/02/2009


Ecco come preparasi alla cerimonia degli Oscar. 2009 Oscars Interactive Photo Hunt è il primo video/gioco interattivo creato da Dailyfill che sfrutta il sistema di annotazioni video implementato da YouTube. Niente di particolare, ma decisamente meglio dei giochi con le carte.

via mashable

Product placement virale

22/01/2009

Uno dei principali problemi di YouTube, e della gran parte delle piattaforme di videosharing, è la profittabilità, cioè come rendere economicamente attraenti questi luoghi di aggreazione di video.

Ogni attività imprenditoriale per quanto innovativa, prima o poi è destinata a confrontarsi con il suo bilancio e la capacità di produrre profitto. Per questo motivo, alcuni analisti hanno iniziato ad interrogarsi sulla validità dei modelli economici adottati dalle nuove piattaforme gratuite online, come ad esempio YouTube.

La prima questione da affrontare è la gratuità: gli utenti di YouTube sarebbero disposti a pagare per ottenere i contenuti che fruiscono quotidianamente? Probabilmente no, e cambiare la mentalità e le abitudini degli utenti sembra un obbiettivo davvero complesso.

Unica via d’uscita sembrerebbe essere la pubblicità, ma anche in questo caso diventa complesso gestire le inserzioni quanto gli utenti possono manipolare i contenuti a loro piacimento saltando i pre-roll e andandosene prima che i post-roll siano passati.

Una risposta alla questione potrebbe essere il brand entertainment, cioè quei contenuti di intrattenimento prodotti direttamente da brand attivi in altri settori produttivi. Questa ipotesi apre le porte alle varie declinazioni dei video virali.
In fine, un’altra soluzione potrebbe essere il product placement.

La peculiarità della proposta di Tadcast sta nell’idea di sfruttare le dinamiche del product placement e le peculiarità dei social network: gli utenti, attraverso i contest organizzati, possono produrre video in cui collocano beni di consumo appartenenti ad un brand che aderisce all’iniziativa; i video vengono pubblicati sulle prinicipali piattaforme di videosharing e, infine, quello che totalizzerà il maggior numero di contatti sarrà premiato con un compenso di 5,000 $.

Riuscirà Tadcast a mettere d’accordo utenti e inserzionisti? Mancono pochi giorni al primo contest

Il libro nero dell’animazione

09/01/2009

Noteboek è uno show reel in tecnica mista di Evelien Lohbeck, animatrice olandese diplomata alla Arts Academy di Breda.
Sul canale YouTube di Evelien si trovano molti dei film di animazione creati durante la scuola d’arte. Elemento ricorrente è lo sketchbook nero dal quale prendono vita tutte le splendide sperimentazioni della giovane animatrice.
Noteboek ha vinto diversi premi tra cui il NOFF-film 2008 al Netherlands Film Festival.

We are the machine

05/12/2008

Machine is Us/ing Us può essere considerato un classico di YouTube per semplicità e chiarezza, per l’utilizzo di un linguaggio efficace ed emozionante e per essere diventato uno dei video più noti della rete. Il video, apparso a febbraio 2007, spiega in poco meno di cinque minuti cos’è il Web2.0. L’autore del video è Michael Wesch, assistant professor of Cultural Antropology alla Kansas State university

Dubbed “the explainer” by Wired magazine, Michael Wesch is a cultural anthropologist exploring the impact of new media on society and culture. After two years studying the impact of writing on a remote indigenous culture in the rain forest of Papua New Guinea, he has turned his attention to the effects of social media and digital technology on global society. His videos on technology, education, and information have been viewed by millions, translated in over ten languages, and are frequently featured at international film festivals and major academic conferences worldwide. Wesch has won several major awards for his work, including a Wired Magazine Rave Award and the John Culkin Award for Outstanding Praxis in Media Ecology. He has also won several teaching awards, including the 2008 CASE/Carnegie U.S. Professor of the Year for Doctoral and Research Universities.

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