Posts Tagged ‘cinema’

Tutta colpa della pirateria?

18/09/2009

Lo scorso 8 settembre è stato reso noto il Rapporto Univideo sullo stato dell’Editoria Audiovisiva in Italia relativo all’anno 2008.

La situazione non è rosea: la crisi economica internazionale ha determinato una contrazione evidente di tutte le spese e, contrariamente a quanto si crede circa le abitudini di consumo nei periodi bui, gli Italiani non si sono rifugiati nell’intrattenimento d’evasione.

Il settore dell’home video ha registrato una diminuzione sensibile nelle vendite di DVD, calo che si è fatto più sensibile nel settore del noleggio. Ecco alcuni dati tratti dal Rapporto Univideo:

La spesa che le famiglie italiane hanno destinato all’acquisto di supporti audiovisivi si è assestata nel 2008 a 828 milioni di euro, il 17.1% in meno rispetto ai 998 milioni generati nel 2007

Nel 2008 il fatturato del canale vendita è sceso a 406.4 milioni di euro, accusando un calo del 14.2% per il complesso dei supporti Home Video, che ha portato le unità vendute a 33 milioni di pezzi (- 14.4% rispetto al 2007).

Gli acquisti di prodotti Home Video presso le edicole, dopo il consolidamento registrato nel 2007, hanno evidenziato nel 2008 una riduzione del giro d’affari di entità lievemente superiore a quella del canale vendita (-15%), facendo scendere il fatturato su livelli prossimi ai 260.7 milioni di euro.

Tra il canali di consumo dell’Home Video il mercato del noleggio si conferma il più penalizzato: nel 2008 il giro di affari ha, infatti, mostrato una flessione complessiva del 26.5%, legata ad una riduzione degli atti di noleggio di pari entità, che ne segnala la stabilità dei prezzi.

La situazione per il 2009 non sembra migliorare:

Il quadro atteso per la seconda parte del 2009 si conferma difficile. Eventi sportivi di un qualche interesse (Mondiali di nuoto, Confederation Cup) distoglieranno l’attenzione dello spettatore ed anche la stagione climatica dell’estate 2009 si prospetta particolarmente calda. A questi fattori si aggiunge un quadro congiunturale che si manterrà negativo per tutto l’anno, con una forte contrazione dei consumi, in particolare per quelli non obbligati. Il settore continua ad essere penalizzato dalla concorrenza di forme di intrattenimento domestico, ma soprattutto danneggiato da forme di pirateria sempre più aggressive, in assenza di politiche che riducano il download illegale.

Come si legge, da alcuni anni a questa parte nei Rapporti Univideo, sembra che la pirateria sia l’unico male del settore audiovisivo italiano.

Superare l’ostacolo della pirateria appare fondamentale per favorire lo sviluppo di un mercato legale della distribuzione digitale. Nel nostro Paese la percentuale di utenti paganti per la visione di film in internet è infatti irrisoria se paragonata a quella di coloro che vi accedono gratuitamente dalla rete o con il P2P.

Nell’indagine di Univideo, però manca una ricognizione precisa sui servizi già disponibili per il download legale. Perché la percentuale di utenti disposti a pagare per ottenere un film é così bassa? A tal proposito il Rapporto presenta alcuni dati poco significativi: in merito ai canali di distribuzione digitale legali disponibili in Italia non vengono forniti dati esaustivi. Pare che gli editori siano interessati al settore, ma questo non dice nulla sul tipo di investimento, sulle tipologie di piattaforma e sui modelli di vendita adottati. Trapelano solo alcune indicazioni generiche: Internet come piattaforma distributiva (il mobile viene ignorato nonostante la penetrazione dei dispositivi mobili raggiunga in Italia l’88,5%) associato al modello del download to own.
A influire sulla penetrazione della distribuzione digitale concorrono, ovviamente, gli accordi stabiliti con gli internet provider, il grado di penetrazione della banda larga (42% delle famiglie italiane, molto arretrata rispetto alla media europea), la dimestichezza con le tecnologie digitali, la qualità e l’ampiezza d’offerta di contenuti, e ancora una volta la pirateria.

Quello che però sembra emergere dal Rapporto Univideo è una profonda incomprensione del fenomeno della pirateria. Permangono alcuni stereotipi tipici di un approccio datato al problema. Si ignora che:
– la pirateria può funzionare come strumento in grado di innescare il passaparola e quindi incidere positivamente sulle vendite;
– la pirateria persiste se non esistono alternative di accesso ai contenuti legali, alternative che devono essere efficienti ed economicamente appetibili (non si può vendere un file allo stesso prezzo di un DVD);
– la pirateria vince sulle logiche distributive perché permette di creare un contatto diretto tra utente e contenuto. Un ripensamento radicale delle finestre distributive è fondamentale per innescare dinamiche di affezione al prodotto audiovisivo che le lunghe attese dei passaggi tradizionali inevitabilmente soffocano.

Insomma, è fin troppo facile occuparsi di un settore così specifico dell’audiovisivo, quelle dei supporti audiovisivi (VHS, DVD, Blu-Ray) e poi accusare un agente esterno della contrazione del mercato senza conoscere a fondo questo infiltrato, e senza proporre un nuovo approccio alla distribuzione che tenga conto delle dinamiche del Web.

Per concludere in allegria l’orrido spot, promosso da Univideo e Confindustria, per promuovere il consumo di DVD.

Moretti dica qualcosa di sinistra

18/07/2009

Scopro qui di questa *incoraggiante* intervista di repubblica a Nanni Moretti. Le solite cose: lavori in corso, progetti futuri, cosa ne pensa di questo e di quello. Insomma tutto sotto controllo, come da copione, ma, per chiudere in bellezza, arriva la sparata finale:

C’è molto allarme per la pesante decurtazione dei fondi pubblici destinati al cinema.
“So e capisco tutto. Però c’è anche una responsabilità del pubblico, per il quale il cinema non è più centrale. Tutti stiamo sottovalutando il momento di difficoltà delle sale, che ora chiuderanno una ad una. Perché le persone sono disposte a spendere qualsiasi cifra per mangiare in un ristorante dove devono urlare per farsi sentire. O per una partita che forse finirà zero a zero. Ma il cinema, la cosa che è aumentata di meno negli ultimi quindici anni, quello no: costa troppo. Per non parlare dell’abitudine orrenda di scaricare illegalmente da Internet. E basta con il luogo comune di premettere sempre: “io non do giudizi”. Io sì, li do. Non mi piace quel modo di vivere lì! Non mi piace che uno stia con il culo appiccicato alla sedia e con la sedia appiccicata al computer. Mi piace più il mio, di modo di vivere. E vedere i film in un cinema, in mezzo agli altri. Tra poco i cinema chiuderanno tutti. E non è colpa della politica o delle istituzioni, ma delle persone che hanno la possibilità di scegliere di fare una cosa e un’altra. Anche tra noi, registi o scrittori, c’è chi potrebbe scegliere ma non lo fa. Io, da quando fondai la Sacher con Angelo Barbagallo, ho escluso la possibilità di farmi finanziare i film dal gruppo Berlusconi. Ho cercato di essere coerente. Una cosa imparata da mio padre, che era liberale”.

Pubblico beota che non capisci nulla di cinema e che scarichi film da Internet, vergognati! Verrebbe da rispondergli: “Moretti di qualcosa di sinistra”. O meglio, verrebbe da chiedergli: “Perchè insultare in modo così rozzo persone che hanno gusti e abitudini diverse dalle sue? Che ne sa Lei della Casalinga Treviso, del Bracciante Lucano, del Pastore Abruzzese? Perchè deprecare in modo così ottuso pratiche che posso innescare meccanismi virtuosi per i mercati di sbocco? Perchè arroccarsi nella polverosa e passatista idea che il film se non passa in sala non è degno di nota? Sa che esistono tantissimi film che circolano solo sul Web e che non riuscirebbero a uscire in sala? E sono bei film. Si è mai posto il problema di distribuire un suo capolavoro su una piattaforma on-line? Magari potrebbe guadagnarsi un pubblico più vasto, magari internazionale? Cosa ne sa Lei del Cybernauta di New York? Di cosa guarda e come lo guarda…? Sa che i film, da diversi anni ormai, non si fruiscono più solo in sala e non solo sui computer, ma anche (si turi il naso) sui lettori portatili, in treno e in aereo? E ancora, perché se i cinema chiudono dovrebbe essere colpa degli spettatori? Le è mai sorto il dubbio che forse le cose potrebbero andare esattamente al contrario? Moretti, perché parla di cose che non conosce?”

Lettera aperta ai 100 autori

28/02/2009

Gira da qualche giorno sul Web questo video promosso dall’associazione 100 autori che unisce cineasti italiani in mobiltazione per una nuova legge sul cinema e la televisione all’insegna della trasparenza, della competenza e della qualità. E fin qui niente da obiettare… il video è anche piuttosto convincente.

Peccato, però, che le richieste avanzate dall’associazione non riescano ad andare oltre il modello assistenziale, chiedendo di fatto una riforma che confermi lo status quo.

I 100 autori insistono, giustamente, sulla moltiplicazione dei pubblici ricordando come i fruitori di cinema siano aumentati in modo esponenziale con la proliferazione dei canali televisivi free e pay e con la pirateria, per ribadire il concetto che il prodotto cinematografico è un prodotto di largo successo e interesse e per tanto degno di essere salvaguardato dallo Stato.

Si scopre, con rammarico, che l’associazione dei 100 autori

Chiede che sia prevista una ‘sanzione di scopo’ per gli internet provider e qualunque altro soggetto che tragga un beneficio sistematico dall’uso illegale (pirateria) dei film.

Ancora una volta la vecchia storia di Internet come fonte di tutti i mali. Ancora una volta un proposta arcaica incapace di proporre soluzioni innovative in grado di tenere conto delle nuove dinamiche di consumo di prodotti audiovisivi. Le richieste dei 100 autori insistono, ancora, sull’idea di tutelare rigidamente il diritto d’autore attreverso formule restrittive che impediscano appropriazione indebite da parte di quel pubblico che poco prima veniva sbandierato come risorsa da salvaguardare.
Manca, ovviamente, qualsiasi tipo di riflessione sui nuovi canali distributivi, sulle pratiche di marketing, sulle pratiche d’uso che caratterizzano la nostra esperienza quotidiana con il cinema.

Le richieste dei 100 autori sembrano spaventosamente prossime alla proposta di legge sulla censura di Internet.

Regala un (malastrada)film

23/12/2008

Consideriamo il cinema come uno strumento capace di incidere nei processi umani e nelle dinamiche culturali della società contemporanea, ma lo concepiamo soprattutto come mezzo di ricerca dell’essere, mezzo per “riconoscere i momenti del sentire” come conseguenza di un atto impulsivo. C’è infatti, alla base, la volontà e la pretesa di voler costituire una rete che possa dibattere costantemente sulle opere e sugli autori, sulle teorie come sulle forme di diffusione possibili, e che possa attivare dei meccanismi, delle concatenazioni che passano per la letteratura, la grafica, la fotografia, il suono, il video.

Progetto ambizioso, sin dalle dichiarazioni programmatiche, quello della malastrada.film, piccola bottega cinematografica di ricerca che grazie all’impegno di più di mille produttori ha realizzato Tredici variazioni su un tema barocco. Ballata ai petrolieri in Val di Noto e Même Pére Même Mére. Un film de voyage. La svolta produttiva scelta da malastrada.film è quella delle produzioni dal basso: ognuno versa una piccola quota e riceve in cambio la copia del film e la menzione nei titoli. Per il collettivo catanese ricorrere al modello produttivo della partecipazione bottom-up assume una portata etica e politica: sorvolare quelle formule di finanziamento del cinema e della cultura che spesso spengono la ricerca linguistica ed espressiva a favore di temi, figure e spazi già frequentati.

Siamo sempre più convinti che la gente possa produrre la propria cultura, rendere possibile la realizzazione di opere e poi fruirne, liberamente, ed è per questo che abbiamo utilizzato il sistema di “produzione dal basso”, che ci ha consentito, attraverso la raccolta di piccole quote di coproduzione, la realizzazione di due film.

Si supera, finalmente, l’idea del “regista da salotto”, l’assistenzialismo del “cinema da commissione cultura”, in favore di una pratica del fare cinema che implica una presenza costante in tutte le fasi di creazione, di distribuzione e promozione del film.

Un meccanismo fatto di piccoli scambi che generano nella quantità, nel loro collegamento, una forza informativa incredibile, che mediante una giusta gestione e presa di coscienza viene applicata come una vera e propria forma parallela di produzione, che non scende a patti con nessuno proprio perché non vive nel territorio del compromesso.

Il prossimo progetto di malastrada.film prevede la realizzazione di tre film girati da autori differenti con un budget complessivo previsto è di 26.000 €. La quota minima di coproduzione è di 10 €. La coproduzione da diritto al download dei tre film in alta qualità. Con una quota maggiore è possibile ottenere la copia dei film in DVD.

Coproduci anche tu!

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