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The Pirate Bay – The Movie

02/09/2010

The Pirate Bay: Away From Keyboard (TPB: AFK) è il film documentario (ancora in lavorazione) sulla nascita di The Pirate Bay.

La notizia è che sono stati raccolti, grazie alle donazioni dei fan del più noto sistema di tracking di torrent, oltre 35,000 $ necessari per ultimare la lavorazione del film. La soglia minima necessaria era stata fissata a 25,000$, ma evidentemente l’affetto nei confronti di TPB è davvero profondo. E non potrebbe essere diversamente…

Ecco alcune informazioni sul film:

TPB AFK is a documentary about three computer addicts who redefined the world of media distribution with their hobby homepage The Pirate Bay. How did Tiamo, a beer crazy hardware fanatic, Brokep a tree hugging eco activist and Anakata – a paranoid hacker libertarian – get the White House to threaten the Swedish government with trade sanctions? TPB AFK explores what Hollywood’s most hated pirates go through on a personal level.

Il regista Simon Klose intervisterà oltre a Tiamo, Anakata e Brokep, i principali responsabili delle industrie culturali più soggette a pirateria, e indagherà le questioni legali nelle quali è stato coinvolto TPB

TPB AFK is not a fan movie about the Pirate Bay, neither is it a journalistic piece on copyright conflict. It’s an observational, character driven film about three guys whose hobby homepage became the embryo of a global political movement.

C’è ancora tempo fino al 26 settembre 2010 per sostenere il film via Kickstarter.

Tutta colpa della pirateria?

18/09/2009

Lo scorso 8 settembre è stato reso noto il Rapporto Univideo sullo stato dell’Editoria Audiovisiva in Italia relativo all’anno 2008.

La situazione non è rosea: la crisi economica internazionale ha determinato una contrazione evidente di tutte le spese e, contrariamente a quanto si crede circa le abitudini di consumo nei periodi bui, gli Italiani non si sono rifugiati nell’intrattenimento d’evasione.

Il settore dell’home video ha registrato una diminuzione sensibile nelle vendite di DVD, calo che si è fatto più sensibile nel settore del noleggio. Ecco alcuni dati tratti dal Rapporto Univideo:

La spesa che le famiglie italiane hanno destinato all’acquisto di supporti audiovisivi si è assestata nel 2008 a 828 milioni di euro, il 17.1% in meno rispetto ai 998 milioni generati nel 2007

Nel 2008 il fatturato del canale vendita è sceso a 406.4 milioni di euro, accusando un calo del 14.2% per il complesso dei supporti Home Video, che ha portato le unità vendute a 33 milioni di pezzi (- 14.4% rispetto al 2007).

Gli acquisti di prodotti Home Video presso le edicole, dopo il consolidamento registrato nel 2007, hanno evidenziato nel 2008 una riduzione del giro d’affari di entità lievemente superiore a quella del canale vendita (-15%), facendo scendere il fatturato su livelli prossimi ai 260.7 milioni di euro.

Tra il canali di consumo dell’Home Video il mercato del noleggio si conferma il più penalizzato: nel 2008 il giro di affari ha, infatti, mostrato una flessione complessiva del 26.5%, legata ad una riduzione degli atti di noleggio di pari entità, che ne segnala la stabilità dei prezzi.

La situazione per il 2009 non sembra migliorare:

Il quadro atteso per la seconda parte del 2009 si conferma difficile. Eventi sportivi di un qualche interesse (Mondiali di nuoto, Confederation Cup) distoglieranno l’attenzione dello spettatore ed anche la stagione climatica dell’estate 2009 si prospetta particolarmente calda. A questi fattori si aggiunge un quadro congiunturale che si manterrà negativo per tutto l’anno, con una forte contrazione dei consumi, in particolare per quelli non obbligati. Il settore continua ad essere penalizzato dalla concorrenza di forme di intrattenimento domestico, ma soprattutto danneggiato da forme di pirateria sempre più aggressive, in assenza di politiche che riducano il download illegale.

Come si legge, da alcuni anni a questa parte nei Rapporti Univideo, sembra che la pirateria sia l’unico male del settore audiovisivo italiano.

Superare l’ostacolo della pirateria appare fondamentale per favorire lo sviluppo di un mercato legale della distribuzione digitale. Nel nostro Paese la percentuale di utenti paganti per la visione di film in internet è infatti irrisoria se paragonata a quella di coloro che vi accedono gratuitamente dalla rete o con il P2P.

Nell’indagine di Univideo, però manca una ricognizione precisa sui servizi già disponibili per il download legale. Perché la percentuale di utenti disposti a pagare per ottenere un film é così bassa? A tal proposito il Rapporto presenta alcuni dati poco significativi: in merito ai canali di distribuzione digitale legali disponibili in Italia non vengono forniti dati esaustivi. Pare che gli editori siano interessati al settore, ma questo non dice nulla sul tipo di investimento, sulle tipologie di piattaforma e sui modelli di vendita adottati. Trapelano solo alcune indicazioni generiche: Internet come piattaforma distributiva (il mobile viene ignorato nonostante la penetrazione dei dispositivi mobili raggiunga in Italia l’88,5%) associato al modello del download to own.
A influire sulla penetrazione della distribuzione digitale concorrono, ovviamente, gli accordi stabiliti con gli internet provider, il grado di penetrazione della banda larga (42% delle famiglie italiane, molto arretrata rispetto alla media europea), la dimestichezza con le tecnologie digitali, la qualità e l’ampiezza d’offerta di contenuti, e ancora una volta la pirateria.

Quello che però sembra emergere dal Rapporto Univideo è una profonda incomprensione del fenomeno della pirateria. Permangono alcuni stereotipi tipici di un approccio datato al problema. Si ignora che:
– la pirateria può funzionare come strumento in grado di innescare il passaparola e quindi incidere positivamente sulle vendite;
– la pirateria persiste se non esistono alternative di accesso ai contenuti legali, alternative che devono essere efficienti ed economicamente appetibili (non si può vendere un file allo stesso prezzo di un DVD);
– la pirateria vince sulle logiche distributive perché permette di creare un contatto diretto tra utente e contenuto. Un ripensamento radicale delle finestre distributive è fondamentale per innescare dinamiche di affezione al prodotto audiovisivo che le lunghe attese dei passaggi tradizionali inevitabilmente soffocano.

Insomma, è fin troppo facile occuparsi di un settore così specifico dell’audiovisivo, quelle dei supporti audiovisivi (VHS, DVD, Blu-Ray) e poi accusare un agente esterno della contrazione del mercato senza conoscere a fondo questo infiltrato, e senza proporre un nuovo approccio alla distribuzione che tenga conto delle dinamiche del Web.

Per concludere in allegria l’orrido spot, promosso da Univideo e Confindustria, per promuovere il consumo di DVD.

There’s No Business Like Nollywood Business

25/06/2009

Ho già parlato, in gran velocità, del modello produttivo di Nollywood, l’industria cinematografica nigeriana che sfornando circa 2000 film all’anno (45 a settimana) è diventata il secondo paese al mondo per quantità di film prodotti all’anno.

Il video di oggi arriva da Ted Conference, uno dei più prestigiosi momenti di riflessione sull’innnovazione – Ideas worth spreading è la mission del progetto, e raccoglie le impressioni di Franco Sacchi circa il suo incontro con le strepitose vicende produttive di Nollywood.

Vodpod videos no longer available.

Sacchi, infatti, è il regista di This is Nollywood documentario del 2007, dedicato alla fiorente industria cinematografica nigeriana .

Ecco le caratteristiche principali di Nollywood

:: il costo medio di una produzione è molto basso: 10.000 dollari per film;
:: le riprese durano da una settimana a dieci giorni;
:: i film hanno una forte valenza pedagogica: per i produttori è importante che ogni prodoto, a prescindere dal genere e dalla storia, abbia un messaggio positivo da proporre;
:: la qualità dei prodotti è molto bassa, ma questo non è il punto. La cosa più interessante è che l’industria cinematografica crea lavoro e produce film molto prossimi alle esigenze e alle problematiche africane proponendo un punto di vista nuovo sulle realtà africane;
:: dalle parole dei produttori sembra emergere un senso di rivincita nei confronti delle produzioni straniere (americane in particolare): un elemento importante per Nollywood è la possibilità di appropriarsi di generi e forme di intrattenimento straniere e personalizzare secondo le aspettative locali. Il cinema diventa uno strumento di costruizione identitaria;
:: il mercato di Nollywood si è espanso in modo sorprendente grazie all’introduzione delle tecnologie digitali che hanno permesso l’abbattimento dei costi e dei tempi produttivi e il passaggio al direct-to-vodeo;
:: i film sono distribuiti principalmente su supporto VCD e possono essere acquistati direttamente nei mercati a un prezzo, pare, molto contenuto;
::si contano 57.000.000 di lettori VHS (le prime produzioni nigeriane iniziarono proprio grazie al VHS) in grado di leggere anche il formato VCD.

Al di là dello spirito un po’ “terzomondista” di Franco Sacchi, il suo racconto rende bene l’idea di un settore produttivo in grande fermento che ha saputo utilizzare al meglio le tecnologie digitali per creare un modello produttivo consono alle dinamiche locali.
Lo spunto più interessante offerto dal contributo di Sacchi arriva proprio sul finale della presentazione: la possibilità di trovare i film negli stessi mercati dove si acquistano banane, acqua e altri beni di prima necessità è indicativo del fatto che “storytelling is a commodity”.

Come costruire un mostro a quattro occhi

12/05/2009

Four Eyed Monster è un film a sfondo autobiografico di Susan Buice e Arin Crumley e racconta il travaglio della loro storia d’amore.

Il film è stato realizzato nel 2005 e ha ufficialmente debuttato nello stesso anno al Slamdance Film Fastival, il contraltare “really indipendent” del Sundance.

Questo è il video della storia di come un piccolo film può conquistarsi un pubblico inaspettato grazie al Web.

Qui la stessa storia, in breve. Per chi non avesse voglia di vedersi i video, ecco la cronaca di come sono andate le cose (più o meno).

Dopo il debutto al Slamdance, Susan e Arin raccoglievano incoraggianti apprezzamenti da pubblico e critica. Durante le presentazioni del film, i due continuavano a video-documentare il loro successo, i loro rapporti interpersonali e l’immancabile frustrazione per la mancata distribuzione del film.

Nello stesso anno la Apple annunciava l’uscita del nuovo modello di iPod in grado di leggere anche file video.

I due filmaker colsero l’occasione per lanciare subito un video podcast con il quale raccontare il loro progetto, la tourné per i festival di tutta America e la solita delusione per l’assenza di un distributore interessato al film.

Gli otto episodi del podcast ottennero un successo inaspettato che fece crescere in modo esponenziale i fan di Four Eyed Monster e la voglia di vedere il film.

Nel frattempo continuava anche la ricerca di sale cinematografiche dove programmare il film: attraverso Google Map, Susan e Arin crearono una love map con la quale riuscirono a convincere diversi esercenti a proiettare il loro film solo grazie alle numerose aspettative dei fan registrate su una mappa virtuale. Il film venne proiettato per quattro giovedì consecutivi ottenendo un totale di 1691 spettatori.

Nel 2007 il film venne distribuito gratuitamente su YouTube per una settimana, ma il successo fu tale che la programmazione venne prolungata di un circa mese.

Grazie al prezioso lavoro di passa porola costruito sul Web, finalmente i due filmaker ottennero un accordo con Spout per la distribuzione on line del film: un dollaro per ogni sign up. E con questo contratto riuscirono a ripagare parte (40,000 $) delle spese sostenute (100,000 $) per la produzione e la promozione del film.

Contemporaneamente, iniziava anche la distribuzione della versione in DVD su diverse piattaforme tra cui Neoflix e B-side.

Ecco la trama del film e la ricezione critica.

La storia distributiva di Four Eyed Monster è molto più articolata e complessa di quanto raccontato qui: per saperne di più, sul sito dedicato al film, i due filmaker hanno racolto i podcast, i video delle conferenze dove hanno presentato il loro “mostro” e tutti i trucchi e i suggerimenti per passare dal podcast alla sala cinematografica senza dimenticare il merchandising.

Vediamoci al drive-in

08/04/2009

I tipi di MobMov si sono reinventati il drive-in. Sembrava roba vecchia di cinquanta anni e invece rinasce grazie alle tecnologie di proiezione low cost e a un buon passaparola.

Come funziona:

1. Ci si iscrive alla mailing list di MobMov che ci informa sulle proiezioni più vicine a casa nostra;
2. Si prende la macchina e, al giorno e all’ora indicati, si raggiunge il luogo di ritrovo;
3. Arrivati a destinazione si accende la radio su una frequenza assegnata e ci si gode il film proiettato sulle pareti di un vecchio magazzino o di una casa abbandonata.

A portare pubblico, tecnologie e pubblicità ci pensa MobMov, un’agenzia di marketing che organizza per produzioni indipendenti “true drive-in experience” attraverso l’offerta di:

* Strategic Planning / Concept Development
* Sponsorship Development
* Pre-promotions / Street Marketing
* Professional Equipment / Latest Technology
* Film / Content Acquisition
* Logistics Planning / Event Activation
* After-action Evaluation

Ed ecco alcuni buoni motivi per regalare ai propri spettatori un vera proiezione da drive-in:

* Your film will be shown for free in communities across the world — no more $16 movie tickets!
* It’s more a community experience than either the cineplex or online distribution alternatives
* We promote and distribute your film at no cost to you
* You can make money by attaching trailers to your films
* We stand against the stifling world of film distribution, opening doors for independent filmmakers and creative, ground-breaking films

Non è il solito trailer mashup

25/03/2009

Di trailer mashup è piena la rete, si sa… e quindi Gabriele Guerra ha pensato bene di andare oltre i limiti della forma breve e mescolare insieme due film di grande successo, Qualcuno volò sul nido del cucuolo (One Flew Over the Cuckoo’s Nest – 1975, Milos Forman) e L’attimo fuggente (Dead Poets Society – 1989, Peter Weir).

Il risultato è straordinario: cinquanta minuti di mashup che conferiscono nuova linfa a due classici del cinema contemporaneo.

Qui la versione completa suddivisa in comodi capitoli.

Buona visione!

Reformat The Planet

02/02/2009

Blip Festival: Reformat The Planet è un documentario di 2 Players Production interamente dedicato alla chip music ovvero la musica composta utilizzando vecchie console per videogame come i Game Boy o Nintendo Entertainment System. Il documentario nasce durante i quattro giorni di raduno del Blip Festival, una delle più note manifestazioni di micromusic che ogni anno a New York raccoglie 8-bit musicisti, visual artist e d.j. di tutto il mondo.

Al momento il film sta girando il mondo ospitato in diversi festival del cinema.

Liquid film

08/01/2009

[blip.tv ?posts_id=1417129&dest=-1]

Christy Dena è una dottoranada presso la School of Letters, Art and Media, dell’University of Sydney, e si occupa di comunicazione cross-mediale, un termine molto à la page per definire quelle campagne promozionali e quegli oggetti mediali che possono essere fruiti su diversi canali e piattaforme comunicative. Detto così suona un po’ vago…
Nella relazione che Dena ha presentato durante Power to the Pixel svoltosi a Londra nell’ottobre scorso, la studiosa ha fatto il punto sulle posibilità offerte da un approccio cross-mediale applicato ai prodotti cinematografici.
Se i trenta minuti del suo intervento vi sembrano troppi, ecco un breve riassunto delle questioni salienti.

Creazione cross-mediale: produrre oggetti cross-mediali significa aumentare le possibilità di accesso all’universo finzionale di un film. Il sito Internet, i fumetti, i videogame e tutti gli oggetti derivati deveno funzionare come entry point, ma allo stesso tempo seguire una linea narrativa specifica per fornire la possibilità di approfondire le avventure del franchise su altri mezzi di comunicazione.

Distribuzione cross-mediale: la distribuzione transmediale si propone di rendere gli oggetti accessibili su diverse piattaforme e soddisfare le esigenze specifiche degli utenti. C’è chi preferisce godersi un film al cinema, chi invece sceglie il DVD per personalizzare la visione, oppure chi ha un lungo viaggio in treno da fare opta per una copia del film finalizzata per l’iPod. Il pubblico è segmentato ed è bene raggiungerlo con prodotti differenti.

Promozione cross-mediale: promuovere un film con un approccio di questo tipo significa affiancare ai canonici mezzi di promozione strumenti che permettano di intercettare le pratiche di utenti più esigenti e renderli partecipi e attivi. Ne sono un esempio gli Alternate Reality Game,

Effetti e conseguenze:
:: Si abbandona la logica dell’adattamento a favore di un approccio sequenziale e reticolare: ogni piattaforma, ogni contenuto rimanda a altri contenuti che approfondiscono un aspetto delle vicende.
:: In questa prospettiva il film è ancora un film? Quando parliamo di un film non possiamo più riferici sono alla pellicola o al DVD, ma all’insieme degli oggetti, delle piattaforme e delle pratiche che hanno creato l’universo del film.
:: I confini tra il film e le campagne promozionali si fanno sempre più labili per cui diventa impossibile stabilire dove inizia una cosa e dove finisce l’altra, definire cosa sia intrattenimento e cosa promozione.

Addicted to Remix

10/12/2008


Addictive TV
è un duo londinese di dj/vj formatosi nel 1992. Creano DVJ audiovisual set e live remix, ma sono noti a un pubbblico più ampio per i loro trailer remix.
Nel 2006 sono diventati i primi remixer ufficiali di Hollywood con il remissaggio di Take the Lead della New Line. Hanno remixato anche Snake on a Plane, Iron Man e Max Payne. Jessica Biel Vs Addictive TV è il trailer remix di Easy Virtue

Take the Lead – Remix

01/12/2008


Non ho visto il film ma ho come la sensazione che il trailer remix sia di gran lunga più bello.

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