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Moretti dica qualcosa di sinistra

18/07/2009

Scopro qui di questa *incoraggiante* intervista di repubblica a Nanni Moretti. Le solite cose: lavori in corso, progetti futuri, cosa ne pensa di questo e di quello. Insomma tutto sotto controllo, come da copione, ma, per chiudere in bellezza, arriva la sparata finale:

C’è molto allarme per la pesante decurtazione dei fondi pubblici destinati al cinema.
“So e capisco tutto. Però c’è anche una responsabilità del pubblico, per il quale il cinema non è più centrale. Tutti stiamo sottovalutando il momento di difficoltà delle sale, che ora chiuderanno una ad una. Perché le persone sono disposte a spendere qualsiasi cifra per mangiare in un ristorante dove devono urlare per farsi sentire. O per una partita che forse finirà zero a zero. Ma il cinema, la cosa che è aumentata di meno negli ultimi quindici anni, quello no: costa troppo. Per non parlare dell’abitudine orrenda di scaricare illegalmente da Internet. E basta con il luogo comune di premettere sempre: “io non do giudizi”. Io sì, li do. Non mi piace quel modo di vivere lì! Non mi piace che uno stia con il culo appiccicato alla sedia e con la sedia appiccicata al computer. Mi piace più il mio, di modo di vivere. E vedere i film in un cinema, in mezzo agli altri. Tra poco i cinema chiuderanno tutti. E non è colpa della politica o delle istituzioni, ma delle persone che hanno la possibilità di scegliere di fare una cosa e un’altra. Anche tra noi, registi o scrittori, c’è chi potrebbe scegliere ma non lo fa. Io, da quando fondai la Sacher con Angelo Barbagallo, ho escluso la possibilità di farmi finanziare i film dal gruppo Berlusconi. Ho cercato di essere coerente. Una cosa imparata da mio padre, che era liberale”.

Pubblico beota che non capisci nulla di cinema e che scarichi film da Internet, vergognati! Verrebbe da rispondergli: “Moretti di qualcosa di sinistra”. O meglio, verrebbe da chiedergli: “Perchè insultare in modo così rozzo persone che hanno gusti e abitudini diverse dalle sue? Che ne sa Lei della Casalinga Treviso, del Bracciante Lucano, del Pastore Abruzzese? Perchè deprecare in modo così ottuso pratiche che posso innescare meccanismi virtuosi per i mercati di sbocco? Perchè arroccarsi nella polverosa e passatista idea che il film se non passa in sala non è degno di nota? Sa che esistono tantissimi film che circolano solo sul Web e che non riuscirebbero a uscire in sala? E sono bei film. Si è mai posto il problema di distribuire un suo capolavoro su una piattaforma on-line? Magari potrebbe guadagnarsi un pubblico più vasto, magari internazionale? Cosa ne sa Lei del Cybernauta di New York? Di cosa guarda e come lo guarda…? Sa che i film, da diversi anni ormai, non si fruiscono più solo in sala e non solo sui computer, ma anche (si turi il naso) sui lettori portatili, in treno e in aereo? E ancora, perché se i cinema chiudono dovrebbe essere colpa degli spettatori? Le è mai sorto il dubbio che forse le cose potrebbero andare esattamente al contrario? Moretti, perché parla di cose che non conosce?”

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Lettera aperta ai 100 autori

28/02/2009

Gira da qualche giorno sul Web questo video promosso dall’associazione 100 autori che unisce cineasti italiani in mobiltazione per una nuova legge sul cinema e la televisione all’insegna della trasparenza, della competenza e della qualità. E fin qui niente da obiettare… il video è anche piuttosto convincente.

Peccato, però, che le richieste avanzate dall’associazione non riescano ad andare oltre il modello assistenziale, chiedendo di fatto una riforma che confermi lo status quo.

I 100 autori insistono, giustamente, sulla moltiplicazione dei pubblici ricordando come i fruitori di cinema siano aumentati in modo esponenziale con la proliferazione dei canali televisivi free e pay e con la pirateria, per ribadire il concetto che il prodotto cinematografico è un prodotto di largo successo e interesse e per tanto degno di essere salvaguardato dallo Stato.

Si scopre, con rammarico, che l’associazione dei 100 autori

Chiede che sia prevista una ‘sanzione di scopo’ per gli internet provider e qualunque altro soggetto che tragga un beneficio sistematico dall’uso illegale (pirateria) dei film.

Ancora una volta la vecchia storia di Internet come fonte di tutti i mali. Ancora una volta un proposta arcaica incapace di proporre soluzioni innovative in grado di tenere conto delle nuove dinamiche di consumo di prodotti audiovisivi. Le richieste dei 100 autori insistono, ancora, sull’idea di tutelare rigidamente il diritto d’autore attreverso formule restrittive che impediscano appropriazione indebite da parte di quel pubblico che poco prima veniva sbandierato come risorsa da salvaguardare.
Manca, ovviamente, qualsiasi tipo di riflessione sui nuovi canali distributivi, sulle pratiche di marketing, sulle pratiche d’uso che caratterizzano la nostra esperienza quotidiana con il cinema.

Le richieste dei 100 autori sembrano spaventosamente prossime alla proposta di legge sulla censura di Internet.

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