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Vedere il © #2

18/08/2010

Dove eravamo rimasti? Al ruolo del copyright nel sistema della moda. La domanda succesiva è: come funzionano le cose on-line? O meglio, quanto e come incide il copyright sulle pratiche legate al web?

Cerchiamo una risposta ripartendo ancora una volta da un TED Talks con un illustre ospite: Lawrence Lessig.

Lessig ci racconta la storia di un riciclo: un riuso creativo di materiali audio e video che inizia con un mashup, di cui avevamo già parlato, e che potrebbe terminare dove la legge ne impedisce l’utilizzo.

Lessig riprende il discorso dove lo aveva lasciato Julian Sanchez con l’analisi del’evoluzione della cultura del remix

Sanchez parte proprio dal Brat Pack Mashup e ne segue gli andamenti e le nuove diramazioni in rete.
Il mashup esce dalla rete per spostarsi nei luoghi reali, sui tetti dei palazzi, nelle scuole, per essere reinterpretato e recitato integralmente dai fan e ritornare di nuovo in rete in modo sorprendente.

Il Brat Pack Mashup sbuca prima a Brooklyn e poi a seguire si sposta a San Francisco nelle Filippine, a Winnipeg e Amsterdam, passa poi per Parigi e Londra e continua a girare il mondo attraverso un dialogo continuo tra pratiche online e interpretazioni offline. Il mashup originale, sottoposto a continue riscritture, si trasforma in un atto di condivisione sociale, una forma di espressione collettiva.

Il dialogo che si crea tra i vari video riflette le dinamiche interne dei gruppi sociali, le questioni più prettamente locali e di location, così come le relazioni con il resto delle produzioni dal basso ispirate dal Brat Pack Mashup, oltre ai rimandi all’universo dei film di Jonh Hughes, attuando un processo di stratificazione di molteplici signifacati.

E il copyright? Il copyright può agire come freno in due direzioni distinte:

– frenando le dinamiche di appropriazione sociale che innescano fenomeni che contempraneamente sono imatitativi e di produzione originale;
– frenando la circolazione dei prodotti culturali di cui le pratiche di appropriazione dal basso sono ghiotte (è complesso calcolare il ruolo del mashup nel determinare il successo del brano di Phoenix, ma è difficile pensare che il fenomeno abbia influito negativamente).

Allora quel è il punto? Il punto è che il copyright essendo uno strumento di controllo sui contenuti mediali, diventa potenzialmente anche uno strumento di controllo delle pratiche sociali: insomma, tutti questi mashup e reinterpretazioni non potrebbero esistere se volessimo seguire con devozione i dettami del copyright.

Secondo Lessig dovrebbero poter coesistere due possibili soluzioni di sfruttamento dei prodotti culturali: la via commerciale e la via delle riscritture dal basso; la cultura commerciale e la cultura della condivisione e della partecipazione.

Ma possono coesistere? Secondo Margaret Stewart, User Experience Manager di YouTube, possono (in parte) coabitare, ma la situazione è piuttosto complessa: i dententori dei diritti di sfruttamento di un contenuto video o musicale sono talmente tanti che spesso il meccanismo rischia di interrompersi.

Le maglie del copyright possono addirittura risultare controproducenti in termini economici poiché talvolta possono ledere il complesso ecosistema che si crea attraverso le pratiche di scrittura partecipata e socializzata dei contenuti culturali.

Leggendo tra le righe del discorso di Margaret Stewart, si intuisce che rimuovere un contenuto © può risultare dannoso in termini economici; ma si sa, è la parola di YouTube che privato di quei contenuti cesserebbe di esistere.

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Della serialità sul Web S01E02

11/09/2009

Nelle puntate precedenti…The Guild, Phistophicles, Mr. Deity

*WEB SERIES S01E02*

TED TODAY’S TALK

Vodpod videos no longer available.
A dimostrazione che la serialità sul web non si esaurisce nelle serie di tipo narrativo, i Today’s Talk di TED (distribuiti con questa dicitura su Facebook, ma accessibili anche dal sito ufficiale, in podcast dal TED blog e da iTunes) sono uno degli esempi più interessanti di come originare, da un evento di rilevanza internazionale – le TED Conferences – contenuti di alta qualità ideali per la distribuzione via Web. I TED Talk sono il punto di riferimento quotidiano per farsi un’idea sulle linee di ricerca e le soluzioni tecnologiche più innovative nei più svariati settori: dall’intrattenimento alla biologia, dall’ingegneria al design. Per ogni speach sono disponibili sottotitoli in diverse lingue redatti dagli utenti.


THE COMMON CRAFT SHOW

Ovvero quando la serialità è una questione di stile e riconoscibilità.

La serie In Plain English (di cui ho già parlato qui), punta tutto sull’efficacia di un linguaggio semplice, lineare e di grande riconoscibilità. Attraverso questa soluzione espressiva basata sulla commistione di animazione passo uno e live action, la serie riesce a illustrare con la limpidezza dei “for dummies” ogni tipo di fenomeno: dai meccanismi elettorali americani al funzionamento di un wiki.

KNOW YOUR MEME

In molti stanno cercando di capire come funzionano gli internet meme. Ci sta provando, a modo suo, anche Rocketboom con il progetto Internet Meme Database che contempla anche una serie interamente dedicata all’analisi smaliziata dei fenomeni del web. Il risultato è spassoso e non si limita a menar il can per l’aia, come fanno in molti, affermando che i video virali sono virali perché si diffondo come un virus… Grazie per l’indispensabile finezza dell’intuizione!


To be continued…

There’s No Business Like Nollywood Business

25/06/2009

Ho già parlato, in gran velocità, del modello produttivo di Nollywood, l’industria cinematografica nigeriana che sfornando circa 2000 film all’anno (45 a settimana) è diventata il secondo paese al mondo per quantità di film prodotti all’anno.

Il video di oggi arriva da Ted Conference, uno dei più prestigiosi momenti di riflessione sull’innnovazione – Ideas worth spreading è la mission del progetto, e raccoglie le impressioni di Franco Sacchi circa il suo incontro con le strepitose vicende produttive di Nollywood.

Vodpod videos no longer available.

Sacchi, infatti, è il regista di This is Nollywood documentario del 2007, dedicato alla fiorente industria cinematografica nigeriana .

Ecco le caratteristiche principali di Nollywood

:: il costo medio di una produzione è molto basso: 10.000 dollari per film;
:: le riprese durano da una settimana a dieci giorni;
:: i film hanno una forte valenza pedagogica: per i produttori è importante che ogni prodoto, a prescindere dal genere e dalla storia, abbia un messaggio positivo da proporre;
:: la qualità dei prodotti è molto bassa, ma questo non è il punto. La cosa più interessante è che l’industria cinematografica crea lavoro e produce film molto prossimi alle esigenze e alle problematiche africane proponendo un punto di vista nuovo sulle realtà africane;
:: dalle parole dei produttori sembra emergere un senso di rivincita nei confronti delle produzioni straniere (americane in particolare): un elemento importante per Nollywood è la possibilità di appropriarsi di generi e forme di intrattenimento straniere e personalizzare secondo le aspettative locali. Il cinema diventa uno strumento di costruizione identitaria;
:: il mercato di Nollywood si è espanso in modo sorprendente grazie all’introduzione delle tecnologie digitali che hanno permesso l’abbattimento dei costi e dei tempi produttivi e il passaggio al direct-to-vodeo;
:: i film sono distribuiti principalmente su supporto VCD e possono essere acquistati direttamente nei mercati a un prezzo, pare, molto contenuto;
::si contano 57.000.000 di lettori VHS (le prime produzioni nigeriane iniziarono proprio grazie al VHS) in grado di leggere anche il formato VCD.

Al di là dello spirito un po’ “terzomondista” di Franco Sacchi, il suo racconto rende bene l’idea di un settore produttivo in grande fermento che ha saputo utilizzare al meglio le tecnologie digitali per creare un modello produttivo consono alle dinamiche locali.
Lo spunto più interessante offerto dal contributo di Sacchi arriva proprio sul finale della presentazione: la possibilità di trovare i film negli stessi mercati dove si acquistano banane, acqua e altri beni di prima necessità è indicativo del fatto che “storytelling is a commodity”.

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