Posts Tagged ‘virale’

Viral Politik

07/06/2009

Obama ha dettato il passo della comunicazione politica sul Web e a ruota sono arrivati alcuni timidi (spesso maldestri) tentativi anche in Italia (vedi Gelmini e Fini). Se ne è discusso a lungo qui.

Per le elezioni europee ci ha provato anche la sinsitra. Questi alcuni dei risultati delle campagne virali pensate appositamente per YouTube.


Make your own kind of Europe è il virale ideato per la campagna di Scalfarotto. L’idea, a un primo sguardo, sembra interessante, furba, ma se ci si ferma a riflettere ci si rende conto che è tutt’altro che efficace. Il video prende a prestito tutto l’immaginario di Lost senza però essere all’altezza della cura registica, scenografica e interpretativa della serie di riferimento. Insomma sembra tutto un po’ girato nel garage dei vicini di casa. Inoltre, l’Isola è un luogo poco tranquillizzante. Sull’Isola di Lost nessuno è in grado di capire cosa stia succedendo, quindi perchè utilizzare quella metafora? Per di più tutti i fan della serie sanno cosa è successo sull’Isola quando è stato digitato il codice in modo errato…

L’uomo doccia, invece, fa parte di una serie di video pensati per il sito succedonocosestrane creato per la campagna Web de L’italia dei valori. In questo caso le cose un po’ migliorano: i video sono ben fatti, l’effetto di realtà è ben construito, i rimandi diretti al partito sono presenti ma in modo non invasivo. Insomma sembrano esserci tutti gli ingredienti per un buon passa parola spontaneo e quindi virale. Quello che manca però è l’ironia; o meglio l’ironia c’è, ma è troppo poco tagliente. Di fatto però il video ha ottenuto più di 10.000 visualizzazioni e un rating molto positivo.

E infine arriva Democratici Anonimi, per chi è stanco di votare PD l’iniziativa di Bobo anch’io a sostegno di Sinistra e Libertà. Il video dei Democratici Anonimi assuefatti al PD e convinti di poter fare come la Montalcini è davvero azzeccato (forse un po’ troppo tirato per le lunghe), divertente, coglie nel segno e raccoglie il disagio di una buona fetta dell’elettorato di sinistra. I risultati più che positivi lo confermano: quasi 50.000 visualizzazioni e un dibattito che si dipana per oltre 200 commenti.

Bisognerà spettare i risultati delle votazioni per capire se le campagne virali sul Web servono davvero a qualcosa…

Understanding Susan Boyle

25/04/2009

Come spiegare l’enorme successo di Susan Boyle, la concorrente un po’ ordinaria, dal look decisamente poco televisivo che ha avuto il coraggio di esibirsi di fronte a gente da talent show?

Henry Jenkins spiega il fenomeno Boyle sul suo blog, Confession of an Aca-fan.

Ecco alcuni dei passaggi principali:

:: I numeri: i Boyle-oriented video presenti su diversi social network sono stati visti 85,2 milioni di volte.

:: Il video di Susan Boyle non è un video virale. Il modello della viralità presuppone un utente passivo che non controlla il flusso di informazioni. Nel modello degli spreadble media gli utenti scelgono cosa diffondere attraverso le piattaforme che ritengono più congeniali.

:: Il fenomeno Boyle non avrebbe funzionato nello stesso modo se non ci fossero stai i social network, i portali di videosharing e i micro-blog. Queste sono le uniche infrastrutture che permettono di condividere i contenuti e creare effetti glocal.

:: Perchè gli utenti hanno scelto di diffondere il video di Susan Boyle? Non c’è una risposta univoca. Ogni persona sceglie di far circolare un contenuto per ragioni ogni volta differenti, personali. In base a queste motivazioni soggettive, gli utenti scelgono anche lo strumento con cui diffondere il contenuto (e-mail, facebook, youtube…)

:: Non è rilevante la qualità del contenuto (triviale, volgare, effimero o aulico, raffinato, dotto) ma la conversazione che si crea intorno a questo contenuto (triviale, volgare, effimera o aulica, raffinata, dotta).

:: Diversi interessi sono coinvolti: gli interessi dei produttori dello show e gli interessi dei fan. I primi sono mossi da questioni di ordine economico e sono motivati affinché i video di Susan Boyle circolino nella rete, mentre le relazioni tra gli utenti si basano su principi di economia del dono. In questo contesto i rapporti tra le due parti devono essere rinegoziati.

:: Gli utenti che hanno visto e scaricato il video sono un surplus audiance di Britain’s Got Talent. Soprattutto se si considera il territorio americano dove il talent show non ha distribuzione. I contenuti relativi allo show possono pertanto essere consumati solo attraverso il download illegale.

:: Ancora una volta la pirateria colma le mancanze delle industrie culturali che non sono abbastanza veloci per oraganizzare un sistema di distribuzione del talent show oltre oceano e oltre la Manica.

:: Al momento non esiste un accordo tra le parti in gioco (produttori del talent show, Susan Boyle e YouTube) per monetizzare il successo del fenomeno e suddividere gli introiti ottenuti da YouTube.

:: Susan Boyle è piaciuta agli americani perché è dannatamente british.

:: Quando ci piace qualcosa cerchiamo subito altre informazioni. In base a questo principio, la voce di Wikipedia relativa alla cantante britannica è stata subito poplata di notizie ed è iniziata la ricerca di informazioni relative al disco in cui la Boyle canta Cry Me A River. Inoltre, è aumentata la ricerca di video relativi a Elaine Paige, punto di riferimento dichiarato della Boyle.

:: Al momento Susan Boyle non ha bisogno dei media vecchio stampo per aver successo.

Do androids dream of led sheeps?

18/03/2009

San Remo era vecchio dieci anni fa…

23/02/2009

Fin troppo facile sostenere che San Remo è un carrozzone arrugginito. Basta guardare l’idea di gggiovane che viene mostrata dal Festival ospitando sul palcoscenico un pubblico formato da tutti gli stereotipi del giovine d’oggi: con il piercing, con i dred, con l’abbigliamento strambo.
Poi, basterebbe ricordarsi che la “manifestazione canora” ogni anno scongela gente che vive per cinque serate, spara sentenze sulla musica italiana e poi (per fortuna) torna in letargo fino all’anno successivo.
Per non parlare, ancora, di quella vecchia abitudine del “concorso canoro” di separare i big dalle nuove proposte, che è un po’ come fare il tavolo per i grandi e quello dei bambini ai matrimoni. Via, niente di nuovo…

Quest’anno, però, le cose forse sono ancora messe peggio: tutti i video su YouTube relativi alle serate del festival sono stati cancellati. Sul canale YouTube della Rai si trovano solo i riassunti di Mollica (!), mentre su Sanremonline hanno caricato degli slide show (guardare per credere).

Su Rai.tv, a sorpresa, si trovano tutti i video dei cantanti del festival. Peccato che:

– per veder i video bisogna istallare un plug-in (proprietario).
– i video non escono da quel sito neanche a spinte.

Qualcuno avrà spiegato ai dirigenti Rai (e anche a quelli delle case discografiche che chiedono la rimozione dei video da YouTube) che le clip se non hanno un codice per l’embbeding in altre pagine web non hanno senso di esistere. Alla Rai hanno mai sentito parlare di spreadable media (che poi sarebbe la revisione corretta di viral media)?

Per esempio un video con la canzone di Arisa fatto da un utente ha raggiungo – seppur per un breve periodo – la top 20 di Viral Video Chart. Ci sarebbe potuto essere un video di San Remo che si sarebbe portato dietro la skin del player di Rai.tv e il logo Rai, ma si sa, la Rai è un’azzienda per vecchi che cerca di darsi un tono da giovane.

Consoliamoci così…

Virale a chi?

17/12/2008

Will It Blend? è la campagna virale della Blendtec che ha ridotto in polvere, poltiglia e granelli ogni tipo di bene di consumo.

Ma cos’è un video virale?

Viral is a thing that happens, not a thing that is. If people pass your communication on, it’s viral. If they don’t, it’s not.

Secondo Faris Yakob (chief technology strategist alla McCann Erickson di New York) la metafora del contagio virale non è adeguata per spiegare i meccanismi di viralità nel Web: le idee – e i video – non si propagano per contatto diretto come le malattie. La metafora epidemica implica un modello di controllo verticale secondo il quale sarebbe sufficiente creare qualcosa di mediamente virale perché si propaghi in modo automatico.

What we mean when something goes ‘viral’ is that LOTS OF PEOPLE CHOOSE TO PROPAGATE IT. It requires people to do something. Voluntarily. For their own reasons. It is not simply a new way to broadcast our messages through populations. It suggests we push, when in fact they pull.

Definire un video “virale” significa porre l’accento solo sul contenuto e non sui bisogni degli utenti (di autorappresentazione, di condivisione…) che fanno sì che un’oggetto mediale si propaghi da un blog all’altro da una casella e-mail a un profilo di Facebook.

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