Posts Tagged ‘web’

Nerditude: della serialità sul Web S01E05

28/08/2010

Negli episodi precedenti…

*WEB SERIES S01E05*

Ammesso che esistano web series che non si rivolgano a pubblici di smanettoni o a gente con un QI superiore al peso corporeo, questa volta abbiamo scovato roba da veri nerd.

2020 Shaping Ideas è un caso di brand entertainment molto azzeccato: prodotta da Ericsson, la web series tratta i cambiamenti dei nostri modi di vivere, dei modelli di business e le modalità con cui le società affrontano i cambiamenti suggeriti delle connessioni a banda larga e della comunicazione mobile. Intercetando le opinioni e le riflessioni di alcuni degli studiosi più influenti nel campo delle tecnologie digitali, la Ericsson si porta a casa un prodotto che si distingue per la grande cura formale e la garanzia di qualità data da nomi come Vint Cerf e Don Tapscott. Imperdibile l’intervista a Carlota Perez che racconta di un mondo in bilico tra crisi e golden age; il tutto sussurato con il tono rassicurante di chi racconta un fiaba a un nipote, ma si sa che ogni fiaba potrebbe da un momento all’altro stingere nel drammatico.

RSA – Royal Society for the encouragement of Arts, Manufactures and Commerce, è un’associazione che si definisce una forza per il progresso sociale e culla dell’illuminismo. Niente meno! Modesita a parte, l’ente britannio organizza una serie di conferenze sui temi più attuali nelle scienze sociali ed economiche e poi li da in pasto a Andrew Park grazie al quale ha dato vita a RSA Animate, una serie di video che cercano di rendere più abbordabili le riflessioni di illustri pensatori. Un grazie sentito per essere riusciti a rendere comprensibile l’inglese di Slavoj Zizek.

Kurt Reinhard dell’Institut für Theorie dell’Università di Zurigo ha creato una serie di video incentrati sul futuro dello storytelling; ogni episodio raccoglie, tra le tante, le riflessioni di Clay Shirkey, Joshua Green e Henry Jenkins. I principali argomenti affrontati sono l’evoluzione dello storytelling, le pratiche partecipative, le relazioni con i social network e la transmedialità. Il progetto, come si legge sul blog di Jenkins, nasce come strumento promozionale per il lancio di una collaborazione con le istituzioni europee motivate a indagare le forme di produzione e le pratiche legate alle varie manifestazioni del raccontare storie.

To be continued

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A volte si ricicla. Della serialità sul Web So1Eo4

08/12/2009

Nelle puntate precedenti tutto è filato liscio come l’olio: forme seriali nate per la Rete, più o meno note e insolite, ma tutte caratterizzate da modelli produttivi piuttosto tradizionali; una sceneggiatura, una trouppe, un po’ di soldi per finanziare l’impresa e il tutto distribuito sul Web. Questa volta le cose si complicano, o meglio si riciclano: abbiamo trovato per voi alcuni esempi di serialità fuori dagli schemi (creativi e produttivi).

*WEB SERIES S01E04*

Per il ciclo “Su Internet non si butta via niente”, andrà ora in onda Read My Lips serie ideata da Johan Söderberg, regista e montatore svedese che ha fatto del mashup uno stile, una missione, una fortuna; ha mescolato di tutto: dai video di Madonna, di cui ha curato il montaggio di diversi videoclip, ai film di repertorio. Read My Lips è una serie di otto episodi tutti basati sul modello del lip-sync editing (vedi Tony Blair canta Should I Stay or Should I Go). In pratica, qualcuno si esibisce sulle note di un brano musicale che non ha mai cantato. L’episodio più noto della serie è sicuramente l’inedito duetto composto da George W. Bush e Tony Blair (sì, ancora lui) che armonizzano sulle note di Endless Love, ma l’episodio con Osama Bin Laden che canta It Wasn’t Me non è niente male. Da vedere assolutamente sul sito di SoderbergTv: vìola qualsiasi convenzione sull’usabilità, ma vale il prezzo del biglietto.

A seguire, la serie più open mai vista su questi schermi: si parla un po’ di tutto, di politica e di mode del momento, ha una location aperta in ogni città italiana ed è l’unica web series in cui recita anche il Papa (nel ruolo di se stesso). No worries, non è la rubrica “Costume e società” del TG2, ma è la serie, in continuo divenire, che prende spunto dal tormentone di qualche anno fa Milano is burnig di D.J. Frangetta: la matrice musica tamarra + voce mettallica che ripete luoghi comuni, si è auto riprodotta in modo spontaneo dando origine a uno vero e proprio fenomeno seriale creato dal basso. Chiunque può agungere un episodio riutilizzando il modello di partenza.
Se nel caso di Read My Lips il gesto di trasfmorare materiale presistente è ancora legato a un’unica figura creativa che incrina la sua autorialità attraverso il recupero di altri prodotti, nel caso della serie …is burning la figura dell’autore scompare e rimane solo la matrice come garante della continuità seriale.
Episodi di …is burning imperdibili: Bologna is burning Dams series, Vaticano is burning e Papi is burning. Vi auguriamo buona visione con Italo indie is burning e vi diamo appuntamento alla prossima puntata.

To be continued…

A grande richiesta: Della serialità sul Web S01E03

13/10/2009

Previously on Web Series

*WEB SERIES S01E03*

Generation A

Generation A, ideale continuazione di Generation X, è il nuovo libro di Douglas Coupland. L’omonimo podcast, disponibile solo su iTunes, nasce come strumento promozionale per il romanzo. La mini web series è composta da 3 episodi (non si sa se ne verrano rilasciati altri) che cercano di solleticare l’interesse su alcuni degli elementi presenti nel romanzo: la follia omicida nei confronti delle celebrità, un nuovo farmaco recentemente messo in commercio e ovviamente l’autore del romanzo stesso. La mini serie composta da episodi chiusi su se stessi, si propone di rispecchiare la natura frammentaria del libro proponendo formati, temi, tecniche narrative e soluzioni visive radicalmente opposte, ma tenute insieme dalla logica dell’accumulo di quei piccoli elementi che compongono il puzzle di un mondo futuro senza api. Speriamo di poter accumulare altri pezzeti di Generation A.

I love Alaska
Vodpod videos no longer available.

Se Generation A è decisamente fuori da qualsiasi canone per i prodotti seriali per il Web, I love Alaska credo che faccia un ulteriore passo avanti. La web series, prodotta e distribuita da Minimovies, prende spunto da un fatto del 2004 quando AOL pubblicò per errore sul Web le query di 65.000 utenti. I Love Alaska ripercorre le ricerche dell’utente #711391 il quale si rivolge alla Rete come fosse un oracolo; grazie alle sue interrogazioni più ardite e bizzarre noi ci accorgiamo delle paure, delle frustrazioni e dei desideri di una donna di mezza età che cerca di riscoprire la vita attraverso un motore di ricerca. La voice over che legge gli interrogativi più bislacchi che si possano proporre a un search engine è accompagnata da lunghi, pigri, estenuanti piani sequenza nei quali il tempo è scandito dall’incresparsi di una nuvola o dal latrato impercettibile di un animale selvatico. La lunga attesa per la giusta risposta.

To be continued…

Tutta colpa della pirateria?

18/09/2009

Lo scorso 8 settembre è stato reso noto il Rapporto Univideo sullo stato dell’Editoria Audiovisiva in Italia relativo all’anno 2008.

La situazione non è rosea: la crisi economica internazionale ha determinato una contrazione evidente di tutte le spese e, contrariamente a quanto si crede circa le abitudini di consumo nei periodi bui, gli Italiani non si sono rifugiati nell’intrattenimento d’evasione.

Il settore dell’home video ha registrato una diminuzione sensibile nelle vendite di DVD, calo che si è fatto più sensibile nel settore del noleggio. Ecco alcuni dati tratti dal Rapporto Univideo:

La spesa che le famiglie italiane hanno destinato all’acquisto di supporti audiovisivi si è assestata nel 2008 a 828 milioni di euro, il 17.1% in meno rispetto ai 998 milioni generati nel 2007

Nel 2008 il fatturato del canale vendita è sceso a 406.4 milioni di euro, accusando un calo del 14.2% per il complesso dei supporti Home Video, che ha portato le unità vendute a 33 milioni di pezzi (- 14.4% rispetto al 2007).

Gli acquisti di prodotti Home Video presso le edicole, dopo il consolidamento registrato nel 2007, hanno evidenziato nel 2008 una riduzione del giro d’affari di entità lievemente superiore a quella del canale vendita (-15%), facendo scendere il fatturato su livelli prossimi ai 260.7 milioni di euro.

Tra il canali di consumo dell’Home Video il mercato del noleggio si conferma il più penalizzato: nel 2008 il giro di affari ha, infatti, mostrato una flessione complessiva del 26.5%, legata ad una riduzione degli atti di noleggio di pari entità, che ne segnala la stabilità dei prezzi.

La situazione per il 2009 non sembra migliorare:

Il quadro atteso per la seconda parte del 2009 si conferma difficile. Eventi sportivi di un qualche interesse (Mondiali di nuoto, Confederation Cup) distoglieranno l’attenzione dello spettatore ed anche la stagione climatica dell’estate 2009 si prospetta particolarmente calda. A questi fattori si aggiunge un quadro congiunturale che si manterrà negativo per tutto l’anno, con una forte contrazione dei consumi, in particolare per quelli non obbligati. Il settore continua ad essere penalizzato dalla concorrenza di forme di intrattenimento domestico, ma soprattutto danneggiato da forme di pirateria sempre più aggressive, in assenza di politiche che riducano il download illegale.

Come si legge, da alcuni anni a questa parte nei Rapporti Univideo, sembra che la pirateria sia l’unico male del settore audiovisivo italiano.

Superare l’ostacolo della pirateria appare fondamentale per favorire lo sviluppo di un mercato legale della distribuzione digitale. Nel nostro Paese la percentuale di utenti paganti per la visione di film in internet è infatti irrisoria se paragonata a quella di coloro che vi accedono gratuitamente dalla rete o con il P2P.

Nell’indagine di Univideo, però manca una ricognizione precisa sui servizi già disponibili per il download legale. Perché la percentuale di utenti disposti a pagare per ottenere un film é così bassa? A tal proposito il Rapporto presenta alcuni dati poco significativi: in merito ai canali di distribuzione digitale legali disponibili in Italia non vengono forniti dati esaustivi. Pare che gli editori siano interessati al settore, ma questo non dice nulla sul tipo di investimento, sulle tipologie di piattaforma e sui modelli di vendita adottati. Trapelano solo alcune indicazioni generiche: Internet come piattaforma distributiva (il mobile viene ignorato nonostante la penetrazione dei dispositivi mobili raggiunga in Italia l’88,5%) associato al modello del download to own.
A influire sulla penetrazione della distribuzione digitale concorrono, ovviamente, gli accordi stabiliti con gli internet provider, il grado di penetrazione della banda larga (42% delle famiglie italiane, molto arretrata rispetto alla media europea), la dimestichezza con le tecnologie digitali, la qualità e l’ampiezza d’offerta di contenuti, e ancora una volta la pirateria.

Quello che però sembra emergere dal Rapporto Univideo è una profonda incomprensione del fenomeno della pirateria. Permangono alcuni stereotipi tipici di un approccio datato al problema. Si ignora che:
– la pirateria può funzionare come strumento in grado di innescare il passaparola e quindi incidere positivamente sulle vendite;
– la pirateria persiste se non esistono alternative di accesso ai contenuti legali, alternative che devono essere efficienti ed economicamente appetibili (non si può vendere un file allo stesso prezzo di un DVD);
– la pirateria vince sulle logiche distributive perché permette di creare un contatto diretto tra utente e contenuto. Un ripensamento radicale delle finestre distributive è fondamentale per innescare dinamiche di affezione al prodotto audiovisivo che le lunghe attese dei passaggi tradizionali inevitabilmente soffocano.

Insomma, è fin troppo facile occuparsi di un settore così specifico dell’audiovisivo, quelle dei supporti audiovisivi (VHS, DVD, Blu-Ray) e poi accusare un agente esterno della contrazione del mercato senza conoscere a fondo questo infiltrato, e senza proporre un nuovo approccio alla distribuzione che tenga conto delle dinamiche del Web.

Per concludere in allegria l’orrido spot, promosso da Univideo e Confindustria, per promuovere il consumo di DVD.

Della serialità sul Web S01E02

11/09/2009

Nelle puntate precedenti…The Guild, Phistophicles, Mr. Deity

*WEB SERIES S01E02*

TED TODAY’S TALK

Vodpod videos no longer available.
A dimostrazione che la serialità sul web non si esaurisce nelle serie di tipo narrativo, i Today’s Talk di TED (distribuiti con questa dicitura su Facebook, ma accessibili anche dal sito ufficiale, in podcast dal TED blog e da iTunes) sono uno degli esempi più interessanti di come originare, da un evento di rilevanza internazionale – le TED Conferences – contenuti di alta qualità ideali per la distribuzione via Web. I TED Talk sono il punto di riferimento quotidiano per farsi un’idea sulle linee di ricerca e le soluzioni tecnologiche più innovative nei più svariati settori: dall’intrattenimento alla biologia, dall’ingegneria al design. Per ogni speach sono disponibili sottotitoli in diverse lingue redatti dagli utenti.


THE COMMON CRAFT SHOW

Ovvero quando la serialità è una questione di stile e riconoscibilità.

La serie In Plain English (di cui ho già parlato qui), punta tutto sull’efficacia di un linguaggio semplice, lineare e di grande riconoscibilità. Attraverso questa soluzione espressiva basata sulla commistione di animazione passo uno e live action, la serie riesce a illustrare con la limpidezza dei “for dummies” ogni tipo di fenomeno: dai meccanismi elettorali americani al funzionamento di un wiki.

KNOW YOUR MEME

In molti stanno cercando di capire come funzionano gli internet meme. Ci sta provando, a modo suo, anche Rocketboom con il progetto Internet Meme Database che contempla anche una serie interamente dedicata all’analisi smaliziata dei fenomeni del web. Il risultato è spassoso e non si limita a menar il can per l’aia, come fanno in molti, affermando che i video virali sono virali perché si diffondo come un virus… Grazie per l’indispensabile finezza dell’intuizione!


To be continued…

Della serialità sul Web S01E01

07/09/2009

Questa del 2009 è stata un’estate caldo-umida, forzatamente urbana e votata alla serialità. Per sfangare il nulla compresso che attanaglia i palinsesti estivi, ho investito il mio tempo nella web flânerie sulle webseries. Ecco il resoconto di un’estate seriale!

Cosa sono le Web series? Wikipedia le definisce così:

A web series is a series of episodes released on the Internet or also by mobile or cellular phone, and part of the newly emerging medium called web television. A single instance of a web series program is called an episode (the term webisode has been largely deprecated).

In soldoni, sono una particolare forma seriale caratterizzata da brevità dei singoli webisode (una manciata di minuti – da da 2 a 10 circa) e distribuzione attraverso la Rete. Si tratta di contenuti audiovisivi adatti a una fruizione interstiziale, nomade e ovviamente veloce. Sono prodotti pensati per essere visti nelle pause di lavoro, in treno durante il tragitto casa-ufficio o come riempitivo per i buchi tra una stagione e l’altra di una serie TV tradizionale.

Posta in questi termini, però, la questione è ancora piuttosto vaga. L’universo delle serie TV ideate per il Web è una galassia sconfinata di prodotti di cui è difficile monitorare la produzione: giusto per farsi un’idea questa è la lista delle webseries presente su Wikipedia. E ne mancano parecchie…

Ecco, allora, qualche esempio di webseries per orientarsi nel mondo delle forme seriali per il Web.

*WEB SERIES S01E01*

THE GUILD



Do you Wanna Date My Avatar
è il promo della terza stagione di The Guild, roba geekissima che si è guadagnata una menzione nella classifica delle migliori webseries redatta da Rolling Stones. Creata, interpretata e diretta da Felicia Day, The Guild si è accaparrata anche la benedizione di Joss Whedon (che ha diretto la creatrice della serie in diversi episodi di Buffy e di Dr. Horrible). La serie gira intorno alle vicende di un gruppo di sfigati – per i quali è impossibile non provare tenerezza – la cui vita sociale è scandita dalle sessioni di gioco on-line. Sul canale di YouTube di Watchtheguild è possibile vedersi gli episodi sottotitolati in italiano: la traduzione non è felicissima, ma aiuta a seguire meglio i dialoghi in salsa geek.

PHISTOPHICLES

Da Hungry Man TV, gli stessi creatori di Undercover Cheerleaders, si irradia la sapienza e la profondità di pensiero di Phistophicles, il meno noto dei filosofi greci. L’acuto pensatore preferisce filosofare con un buon piatto tex-mex piuttosto che con cibo greco, partecipa ai parti esclusivamente in toga, e sul set della serie si lascia andare a piazzate alla Christian Bale.
Ecco alcuni spunti dalla sua poetica:
Su La Repubblica di Platone: “E’ buono. Non è il Codice Da Vinci, ma è buono”;
Sulla puntualità: “Essere l’ultimo uomo in un’orgia non è mai una buona idea”;
Sulla bontà: “Tacchino con russian dressing”;
Sulle vacanze: “L’estate scorsa ho portato la mia ragazza a Lesbo. Grande errore”

MR. DEITY

Mr. Deity, ovvero tutto quello che avreste voluto sapere su Dio e che lui vi ha sempre tenuto nascosto.

La serie, ideata, diretta e interpretata da Brian Keith Dalton nel ruolo di Dio, è nata come prodotto per il Web nel 2006. Il successo è stato tale che la Sony ha messo sotto contratto il cast per la seconda stagione e per una versione TV per HBO. A maggio è arrivata sul Web anche la terza stagione. Umorismo ultraterreno.

To be continued…

Fallo con i fan #2

13/07/2009

Questa volta i fan sono stati mobilitati per il videoclip di Hibi no Neiro, singolo del primo mini album dei giapponesi Sour.

The cast were selected from the actual Sour fan base, from many countries around the world. Each person and scene was filmed purely via webcam.
Director: Masashi Kawamura + Hal Kirkland + Magico Nakamura + Masayoshi Nakamura

Via.

Viral Politik

07/06/2009

Obama ha dettato il passo della comunicazione politica sul Web e a ruota sono arrivati alcuni timidi (spesso maldestri) tentativi anche in Italia (vedi Gelmini e Fini). Se ne è discusso a lungo qui.

Per le elezioni europee ci ha provato anche la sinsitra. Questi alcuni dei risultati delle campagne virali pensate appositamente per YouTube.


Make your own kind of Europe è il virale ideato per la campagna di Scalfarotto. L’idea, a un primo sguardo, sembra interessante, furba, ma se ci si ferma a riflettere ci si rende conto che è tutt’altro che efficace. Il video prende a prestito tutto l’immaginario di Lost senza però essere all’altezza della cura registica, scenografica e interpretativa della serie di riferimento. Insomma sembra tutto un po’ girato nel garage dei vicini di casa. Inoltre, l’Isola è un luogo poco tranquillizzante. Sull’Isola di Lost nessuno è in grado di capire cosa stia succedendo, quindi perchè utilizzare quella metafora? Per di più tutti i fan della serie sanno cosa è successo sull’Isola quando è stato digitato il codice in modo errato…

L’uomo doccia, invece, fa parte di una serie di video pensati per il sito succedonocosestrane creato per la campagna Web de L’italia dei valori. In questo caso le cose un po’ migliorano: i video sono ben fatti, l’effetto di realtà è ben construito, i rimandi diretti al partito sono presenti ma in modo non invasivo. Insomma sembrano esserci tutti gli ingredienti per un buon passa parola spontaneo e quindi virale. Quello che manca però è l’ironia; o meglio l’ironia c’è, ma è troppo poco tagliente. Di fatto però il video ha ottenuto più di 10.000 visualizzazioni e un rating molto positivo.

E infine arriva Democratici Anonimi, per chi è stanco di votare PD l’iniziativa di Bobo anch’io a sostegno di Sinistra e Libertà. Il video dei Democratici Anonimi assuefatti al PD e convinti di poter fare come la Montalcini è davvero azzeccato (forse un po’ troppo tirato per le lunghe), divertente, coglie nel segno e raccoglie il disagio di una buona fetta dell’elettorato di sinistra. I risultati più che positivi lo confermano: quasi 50.000 visualizzazioni e un dibattito che si dipana per oltre 200 commenti.

Bisognerà spettare i risultati delle votazioni per capire se le campagne virali sul Web servono davvero a qualcosa…

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